Sicurezza
«Tempi d’attesa infiniti In ospedale è un’odissea»
Lui pensionato, lei invalida al 100%: in due anni raccontano di aver collezionato ritardi e disavventure. L’ultimo caso: «Quattro mesi per una lastra al ginocchio»
CAPALBIO. Non facciamo morire la piccola sanità a danno dei meno abbienti e degli anziani. È l'appello che da Borgo Carige, sulla scorta della sua esperienza personale, lancia un pensionato, Giuseppe Abate, che nella frazione di Capalbio vive insieme alla moglie Dina Ferrini, anche lei in pensione e invalida al cento per cento a causa dei suoi gravi problemi di salute. Abate, classe 1935, una vita spesa tra l’agricoltura e poi il lavoro di cantoniere per conto dell’Anas, ricostruisce la sequenza di disservizi di cui ritiene di essere stato vittima con la moglie all’ospedale di Orbetello, il tutto nel breve volgere di pochi mesi.
«Nel marzo 2011 l’ortopedico ha prescritto a mia moglie un ciclo di ultrasuoni perché aveva forti dolori alle ginocchia - dice Abate - ma quando mi sono rivolto all’ospedale mi hanno detto che c’era da aspettare un po’». La telefonata dall’ospedale per avvertire la moglie di Abate che si era liberato un posto arriverà solo il 31 gennaio di quest’anno, oltre nove mesi dunque dopo l’inserimento in lista di attesa. «Ma nel frattempo - dice Abate - quelle terapie le ho fatte fare privatamente a mia moglie, malgrado la misera pensione da coltivatrice diretta che prende». Ad aprile di quest’anno il secondo episodio: ancora una volta protagonista è la moglie di Abate. «Il 20 aprile ho portato mia moglie al pronto soccorso per un forte dolore al seno. Mi sono preoccupato molto perché nel 2009 è stata operata proprio per un tumore al seno. La dottoressa che la visita diagnostica un dolore sottomammario con la richiesta di un’ecografia alle parti molli in radiologia. Dopo tre ore di attesa mi sento dire che questi esami si fanno solo su appuntamento». Risultato? L’esame viene fissato per il 14 giugno, data in cui poi effettivamente la donna vi si è sottoposta. «Per fortuna - spiega Abate - l’esame era negativo ed è andato tutto bene ma mi domando: a cosa serve il pronto soccorso se quando ti senti male lì non ti fanno niente?». L’ultimo episodio è invece in qualche modo un problema sempre aperto ma riguarda ancora una volta la questione dei tempi di attesa per un esame diagnostico. In questo caso il protagonista è lo stesso Abate: «Il 28 maggio il mio medico di famiglia mi ha visitato perché avevo un forte dolore al ginocchio e mi ha prescritto una lastra: l’appuntamento mi è stato vergognosamente dato per il prossimo 5 settembre. Ma io il dolore ce l’ho ora, a settembre non so neanche se il ginocchio ce l’ho ancora». «Sono un povero vecchio - conclude il suo racconto Abate - Purtroppo non bastano tutti i sacrifici che io e mia moglie abbiamo fatto fin da giovani e i soldi che abbiamo pagato per la sanità e per la pensione. Ma non si può subire in silenzio».
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