Il Tirreno

Grosseto

Errori nel bando, stop ai nuovi loculi

di Emilio Guariglia
Errori nel bando, stop ai nuovi loculi

Una sfilza di piccole imprecisioni burocratiche costringe il Comune ad annullare il maxiappalto da 450mila euro

5 MINUTI DI LETTURA





ORBETELLLO. La burocrazia si sa, è una cosa seria. Franz Kafka l’ha simboleggiata nella figura di un castello, ma in Italia val bene il paragone con la fatica di costruire un castello di carta: arrivi, tribolando le pene dell’inferno, all’ultimo tassello dell’impresa e zac, un alito di vento tira giù tutto costringendoti a ricominciare.

Esemplare la vicenda che si scopre sfogliando l’albo pretorio on line del Comune di Orbetello, voce determinazioni. La determina 337, pubblicata il 26 giugno dall’ufficio lavori pubblici, ha un titolo che incuriosisce: “Annullamento d’ufficio della procedura di gara d’appalto per lavori di realizzazione del 6° lotto di loculi nel cimitero comunale”.

Infiltrazioni mafiose nell’appalto? Comune in bolletta costretto a rinunciare? O forse gli orbetellani che hanno smesso di morire, e dunque l’opera non serve più?

Macché, niente di tutto questo, bensì qualcosa di forse ancor più affascinante: l’inesorabile groviglio della burocrazia, capace di farsi e disfarsi in totale autonomia, non prima di aver messo in moto ingranaggi ciclopici. Quasi ammirevoli nella loro cristallina precisione, se non fosse per il tempo, il denaro pubblico e le vite private che finiscono per ingoiare.

La storia si legge in premessa ed è semplicissima. Il 24 novembre 2011 la giunta comunale approva il progetto per la costruzione dei nuovi loculi, spesa 450mila euro. Il progetto va messo a gara pubblica e secondo precisi dettami normativi; e il contratto col vincitore va stipulato “a corpo e a misura”. Gli uffici tecnici recepiscono e predispongono, finché _ il 31 maggio 2012, dopo sei mesi di alacre impegno _ il dirigente indice la gara e fa pubblicare il relativo bando all’albo pretorio del Comune, sui siti Internet del Ministero delle infrastrutture e dell’Osservatorio regionale sui contratti pubblici. Termine per la presentazione delle offerte, il 4 luglio 2012.

Fin qui tutto bene. Senonché, a ridosso del “giorno x” e quando più di una ditta si è a sua volta attivata per concorrere, ci si avvede di un piccolo inghippo: «Alla voce n. 38 a pag. 5 della lista delle categorie (...) è stata erroneamente indicata l’unità di misura “metri quadrati” in luogo della corretta unità di misura “chilogrammi”».

Un’inezia, all’apparenza, alla quale il rimedio si prospetta facile: «In relazione a tale inconveniente _ recita infatti ancora la determina 337 ricostruendo i fatti _ il giorno 20/06/2012 è stato pubblicato sul sito internet dell’ente apposito avviso circa le modalità con le quali ovviare all’errore». Il castello trema, insomma, ma non cade.

I tarli della burocrazia, però, sono tanti, voraci e sempre attivi. Così ecco che la “toppa” si rivela peggio del “buco”: «La nuova lista corretta dal progettista alla voce 38 _ spiega infatti la determina _ risultava avere una marginatura differente da quella vidimata dal responsabile del procedimento; e pertanto sono state consegnate delle liste che, per la sostituzione della pagina 5 della lista con la pagina contenente la correzione, risultano prive di una voce».

L’uovo ormai è rotto. E a questo punto diventa frittata. Perché, come se non bastassero unità di misura e marginature, ecco che qualche concorrente si accorge di altre crepe nel bando di gara. Quasi invisibili a occhio umano, mortali per il disumano burosauro.

«A seguito di segnalazione verbale _ incalza la determinazione 337 in un crescendo kafkiano – si è inoltre riscontrato che non è stata riportata sul bando di gara l’indicazione dei giorni e delle ore in cui gli interessati possono recarsi presso gli uffici della stazione appaltante per ritirare copia della lista delle lavorazioni e forniture vidimata in ogni suo foglio dal responsabile del procedimento così come espressamente previsto dall’art. 119 del Dpr 207 del 2010».

Una svista imperdonabile, questa. Perché «la mancanza di tale indicazione sul bando di gara, oltreché essere una palese elusione del dettato di legge, potrebbe indurre in errore i partecipanti alla gara, che in assenza della necessaria specifica potrebbero essere indotti a formulare l’offerta economica utilizzando la lista in formato elettronico disponibile sul sito internet, e quindi non vidimata dal Rup (acronimo che, tradotto, crediamo significhi Responsabile unico del procedimento, ndr.)». E senza timbro del Rup, il concorrente sarebbe automaticamente escluso dalla gara.

Metri quadri anziché chili, marginature sbagliate, timbri mancanti: tanto basta a spalancare scenari devastanti, addirittura le porte dei Tribunali: «In forza di quanto sopra esposto _ conclude ormai alla resa la determina 337 _ appare verosimile un ricorso amministrativo con istanza di sospensione cautelare che potrebbe comportare la necessità quantomeno di una cospicua dilazione dei termini di stipula del contratto con conseguente disagio per l’Amministrazione cui si potrebbero aggiungere gli eventuali costi per la resistenza in giudizio».

Un rischio insostenibile. Dunque, siccome la burocrazia fa e disfa – e una norma della norma sulle gare d’appalto prevede che se le gare violano la norma possono essere annullate – la gara si annulla.

La determinazione 337, allora, ritrova un tono autorevole: «Si procede all’annullamento d’ufficio della procedura di gara d’appalto; si dispone che tutte le imprese che hanno finora ritirato la lista vidimata dal responsabile del procedimento, siano informate direttamente e formalmente del presente provvedimento, specificando che nel caso fossero già state inoltrate delle offerte, le stesse verranno restituite al mittente». E ovviamente si trasmette il contrordine, nero su bianco, a tutti i soggetti pubblici che l’ordine l’avevano ricevuto, dal Ministero all’Osservatorio regionale.

Il castello è crollato, si ricomincia daccapo. Calcolare il costo _ economico e umano _ di tutto ciò è impossibile. Mesi di lavoro degli uffici, giornate di lavoro dei privati, carte, scartoffie, raccomandate. E la costruzione dei nuovi loculi rimandata a tempo indeterminato, proprio mentre lo stesso Comune segnala, nel ridefinire le tariffe per le sepolture, l’emergenza dei cimiteri sovraffollati.

A essere realisti questa si chiamerebbe beffa. Ma per consolarsi, gli orbetellani possono sempre prenderla con filosfia e immaginare che il rinvio dei nuovi loculi sia solo uno scaramantico scongiuro. Il paradiso può attendere...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web