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Grosseto

Caccia al cinghiale, minimo in diciotto alle battute future

Caccia al cinghiale, minimo in diciotto alle battute future

La decisione presa all’assemblea di venerdì ad Alberese Ma per la Provincia il numerò salirà poi a 20 e 23 uomini

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GROSSETO. La partecipazione all’assemblea di Alberese, venerdì sera, conferma, ancora una volta, l’interesse rivestito in Maremma dalla caccia al cinghiale. Sul tavolo stavolta c’era la marmellata. In discussione le regole di questa disciplina a partire dalla prossima stagione venatoria. Oltre 200 i cacciatori in sala, provenienti da ogni angolo della provincia, con ampie rappresentanze di Federcaccia, Arci e Libera (quest’ultimi i più agguerriti).

Da sette mesi il presidente della Provincia di Grosseto Leonardo Marras (titolare delle competenze sulla caccia) lavora, con gli uffici di via Trieste, alla stesura del nuovo Piano faunistico-venatorio, strumento di gestione del territorio da qui al 2017. In Maremma, come dimostrano le difficoltà e le polemiche conseguenti ai Piani del 2000 e del 2006, il Pfvp rappresenta un passaggio importante, delicato, che interessa da vicino decine di comunità e migliaia di persone, toccando le corde dell’economia. Per questo motivo si sono svolte decine di riunioni, incontri, assemblee per mettere a punto una bozza di Piano (ancora passibile di aggiustamenti). Nel corso dell’affollatissima assemblea, all’ex cinema di Alberese, Marras ha incontrato la componente che più di ogni altra, da sempre, fa sentire alta e forte la propria voce: i cacciatori delle 160 squadre del cinghiale Aree vocate e non.

La caccia al cinghiale ha fatto registrare negli ultimi anni un impatto accettabile sulle colture. Ma bisogna migliorare ancora. Secondo Marras fondamentale sarà la definizione di linee di gestione ben distinte per le aree vocate e le aree non vocate. In estrema sintesi si potrà consentire una densità di animali compatibile con le varie tipologie ambientali nelle aree vocate mentre per le aree non vocate si dovrà tendere all’eradicazione del cinghiale con tutti i metodi a disposizione, ordinari e straordinari. Negli studi propedeutici all’aggiornamento del Piano erano state evidenziate diverse situazioni di criticità. Un ulteriore, elemento da realizzare riguarderà poi l'abolizione delle “aree di gestione intermedia”, le cosiddette zone d’influenza, suddividendo l'intero territorio agro-silvo-pastorale soltanto in aree vocate e non vocate Riforma delle squadre. Altro aspetto oggetto di discussione è il numero minimo di cacciatori per una battuta di squadra al cinghiale. Fino ad oggi si poteva mettere caccia con 18 persone; la proposta contenuta nella prima stesura del Pfvp era quella di innalzare il limite a 30 cacciatori, «ritenendo – ha detto Marras - che le squadre composte da un maggior numero di persone siano più efficienti di squadre piccole».

Alla fine è stata trovata una sintesi. Per raggiungere tali obiettivi con una certa gradualità la Provincia ha deciso che il numero minimo di partecipanti ad una battuta di caccia al cinghiale dovrà essere di 18 cacciatori per la stagione venatoria 2012-2013, 20 cacciatori per la stagione venatoria 2013-2014, 23 cacciatori per la stagione venatoria 2014-2015. Poi si provvederà ad una valutazione degli effetti della nuova organizzazione per procedere a ulteriori incrementi di numero. Ma non finisce qui. Il numero minimo di cacciatori, iscritti a una squadra di caccia al cinghiale, dovrà essere non inferiore a 40 a partire dalla stagione venatoria 2013-14. Si va verso un graduale processo di aggregazione delle squadre. Per tutta la durata del Piano persiste il divieto alla costituzione di nuove squadre. Saranno favorite le fusioni nell’assegnazione dei territori.

Le aziende faunistico-venatorie, oggi sono 44. Diminuiranno nel numero e nell’estensione. Ci saranno regole chiare. Grandi fette di territorio usciranno dal controllo di privati. Marras ci insiste. È la carta che ha in mano per far digerire le novità che non piacciono. 

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