Il dolore
«Imu ridotta per le case in affitto»
Grosseto, Castiglione, Follonica, Scarlino: associazioni all’attacco dell’aliquota
GROSSETO. Una sostanziosa riduzione dell’aliquota base sulle case affittate, magari fino ad arrivare allo 0,4%, in particolare per le abitazioni su cui ricadono contratti “concordati”: è la richiesta avanzata da un folto gruppo di organizzazioni e sindacati rappresentativi dell’universo casa. Da Confconsumatori a Confedilizia passando per Adiconsum, Apu, Asppi, Sicet, Fiaip, Sunia e Uniat. Tutte realtà unite nel cercare di salvaguardare il bene rifugio per eccellenza da quello che accusano essere «un accanimento fiscale senza precedenti».
Dall’imposta municipale unica sino alla ventilata imposta di scopo (Imu bis), il tutto farcito dall’aumento delle rendite catastali «passate dall’85 al 95% della parte imponibile dei redditi da fabbricati».
Per le sigle che compongono il variegato sistema immobiliare «la tendenza in atto, a spostare la tassazione dal reddito al patrimonio, l’indeducibilità dei vari oneri, anche fiscali, rivelano un dissennato progetto per ridurre ai minimi termini il contenuto stesso del diritto di proprietà e del risparmio immobiliare».
Sotto la lente d’ingrandimento delle organizzazione rappresentative sono finite, come detto, soprattutto le locazioni: «Non si può pensare – scrivono in una nota – che chi affitta debba pagare le tasse ponendo mano allo stipendio o alla pensione o, comunque, a redditi di formazione diversa». Ma qual è il reale pericolo? «La locazione, già condizionata da una complessa problematica di natura giuridica ed economica, rischia di scomparire del tutto. Aggravando i problemi sociali del settore». Da ricordare come i contratti di locazione cosiddetti “concordati” siano «un’istituto sociale che occorre mantenere e valorizzare, dato che assicurano canoni compatibili con l’attuale situazione economica dei ceti più deboli». Insomma, «disincentivare o peggio ancora provocare l’estinzione di questo particolare canale di contrattazione significherebbe tornare indietro nel tempo e aggravare il problema, già pesantemente presente, della morosità».
È per tutte queste ragioni che le organizzazioni che ruotano sul sistema casa chiedono ai Comuni maremmani e in particolare a quelli ad alta tensione abitativa – dal capoluogo a Castiglione della Pescia, da Follonica a Scarlino - di deliberare la riduzione dell’aliquota «come già peraltro è stato fatto in molte realtà italiane». (m.b.)
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