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Grosseto

«Io non l’ho violentata», prova dna per il marocchino

RIBOLLA. Lui nega: «Non l’ho violentata.Caso mai è stato l’altro ad avere un rapporto sessuale con lei, prima del mio arrivo». Sarà il dna, chiesto dallo stesso indagato, a stabilire chi racconta la...

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RIBOLLA. Lui nega: «Non l’ho violentata.Caso mai è stato l’altro ad avere un rapporto sessuale con lei, prima del mio arrivo». Sarà il dna, chiesto dallo stesso indagato, a stabilire chi racconta la verità. Perché il marocchino di 39 anni arrestato dai carabinieri tra lunedì e martedì - per violenza sessuale sulla moglie invalida da cui è separato, lesioni, violazione di domicilio, minacce di morte, porto abusivo di coltello e rapina - giura di non aver toccato la donna.

Al giudice Bilisari che non ne ha convalidato il fermo (non c’è pericolo di fuga) ma che ha comunque disposto il carcere per il rischio di reiterazione, l’uomo ha ammesso solo una parte delle contestazioni. Ha ammesso di essere impazzito di gelosia quando nella casa della donna, a Ribolla, ha visto il nuovo amico di lei; di aver fatto irruzione perché la donna gli aveva invece promesso che la loro storia sarebbe ripresa; di aver preso un coltello da cucina; di aver portato via il computer e i telefoni cellulari ma solo per ricostruire la tresca. Non ha invece ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con la moglie, di alcun genere: «l’ho soltanto spinta». Ha anche negato di aver detto che, una volta uscito dal carcere dovrà uccidere la moglie e l’amante, come gli impone la sua religione: quella frase sarebbe stata equivocata nel momento in cui un carabiniere gli prendeva le impronte digitali. «E pensare che quell’uomo lo avevo presentato io a mia moglie per fargli fare alcuni lavori in casa...»

Ma contro di lui ci sono le dichiarazioni convergenti del connazionale inseguito per il paese e della moglie. Quest’ultima ha spiegato ai carabinieri di aver acconsentito al rapporto sessuale per paura di conseguenze peggiori e di essere entrata con ritardo al pronto soccorso perché aveva visto fuori l’auto del marito che in effetti era andato anch’egli a farsi medicare (per la ferita riportata al braccio destro con uno dei vetri della porta infranta).

Gli esami clinici confermano che era avvenuto un rapporto sessuale, anche se senza traumi. Secondo il giudice, inoltre, la credibilità della donna non è in discussione anche se anni addietro ella aveva denunciato un’analoga violenza sessuale: fu condannato l’uomo, un francese, che aveva spiegato che il rapporto era consenziente, anche se particolarmente violento.

Violenta anche la condotta dell’indagato quando aveva inseguito il rivale per il paese, coltello alla mano, urlandogli in arabo che l’avrebbe ammazzato. Il marocchino appare senza freni e per questo motivo il giudice lo ha lasciato in carcere. (p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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