Sicurezza
Affoga nel pozzo, dubbi sull’incidente
Ieri l’autopsia sul corpo del cinquantanovenne, la famiglia esclude l’ipotesi del suicidio
MONTEMASSI. L’incarico per l’autopsia sulla salma di Alpino Giovannelli, l’uomo morto annegato nel pozzo per la raccolta di acqua piovana nel cortile di casa sua, era stata affidata all’equipe della medicina legale di Siena dal pubblico ministero Giuseppe Coniglio. Sessanta i giorni di tempo per depositare la perizia e capire cosa abbia effettivamente ucciso il cinquantanovenne che viveva a Montemassi con la moglie Olga e la figlia Svetlana.
Se l’annegamento sembra l’ipotesi più concreta per capire cosa abbia ucciso Alpino, tanti sono ancora i dubbi su come l’uomo sia finito in quel pozzo. La bocca è stretta, poco più di un metro. E i carabinieri, che hanno fatto i rilievi nel cortile dell’abitazione della coppia, continuano a sospettare che quella caduta non sia stata accidentale ma che Alpino abbia deciso di uccidersi in quel modo. Una tesi, questa, che la famiglia dell’uomo ha respinto fin dal primo momento. Giovannelli aveva detto che sarebbe andato ad annaffiare le piante ed è quindi normale che abbia trafficato in quel pozzetto. Anche perché, ha spiegato subito la moglie Olga, quella pompa a immersione era difettosa e andava scossa con forza. La famiglia di Alpino, alla scelta dell’uomo di andarsene per sempre, non ci crede. Non ci sarebbe stato, per Olga e per Svetlana, alcun motivo.
Oggi la salma probabilmente verrà restituita ai familiari che potranno così organizzare l’ultimo saluto al cinquantanovenne pensionato, che ha lavorato a lungo in un’azienda dove si produceva carta e che aveva diretto anche la squadra di calcio di Roccatederighi. Lui era originario del centro collinare e da un po’ di era trasferito a Montemassi. Dove martedì mattina è stato trovato in un fondo a un pozzo dai vigili del fuoco. (f.g.)
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