Proteste
Minaccia e stupra la ex moglie
«Devo ammazzare il suo nuovo uomo, me lo impone la mia religione». Catturato dopo 12 ore
RIBOLLA. Sangue. Sangue dappertutto. Nella casa dove è stato rotto il vetro della porta, dove è stato brandito il coltello e dove si è consumata la violenza sessuale nei confronti della moglie da cui era separato da qualche mese. Schizzi fin quasi al soffitto. Sangue lungo la strada che si allontana dalla casa, quella dell’inseguimento del “rivale”adesso convivente della donna, sfuggito alla furia e visto correre per le strade del paese da decine di persone con l’uomo a lungo alle calcagna. «Lo ammazzo, me lo impone la mia religione», era stata la giustificazione.
Sangue tamponato dopo un intervento di sutura in ospedale, intervento che ha chiuso l’arteria dell’avambraccio destro che schizzava ovunque. Arrestato per violenza sessuale e rapina, l’uomo è stato rintracciato dai carabinieri lontano da Ribolla: a Grosseto, ma non nella casa nella quale risultava residente. Era ospite di amici, non distante dall’ospedale Misericordia dove poco prima si era fatto medicare.
Dodici ore di fuga. Dalle 18 di domenica, l’orario dell’aggressione, alle 6 del mattino di lunedì, l’ora della cattura. Cittadino marocchino, è in carcere in attesa della convalida. Si era sposato nel 2008 con un’italiana oggi 57enne, tra l’altro vittima anni fa di un’altra violenza sessuale di cui era stato autore un altro straniero, un francese (entrambi erano stati anche coinvolti in una storia di droga). Una donna invalida al 100 per cento.
Il rapporto con il marito si era incrinato e da qualche tempo, dal 2010 per la precisione, anche se la coppia non era ufficialmente separata, la donna abitava a Ribolla. Con un altro uomo, un altro marocchino, di 35 anni, nullafacente. Da poco tempo, qualche mese al massimo. Un fatto che a lui, al marito, non era andato giù. Geloso marcio, forte dei propri convincimenti religiosi, domenica intorno alle 18 l’uomo si è presentato a casa della ex, poco distante dal centro abitato di Ribolla, per “punire” entrambi. Ha spaccato il vetro della porta di ingresso, rimanendo ferito al braccio e iniziando subito a perdere sangue. Poi, sempre secondo il racconto delle vittime, ha preso un coltello da cucina, di grandi dimensioni (non è stato ritrovato) e ha minacciato la coppia. La donna è stata gettata a terra: il marito le teneva puntata al collo una scheggia di vetro appuntita. L’altro è fuggito dalla finestra, allontanandosi velocemente a piedi. L’uomo ha preteso un rapporto sessuale dalla ex e l’ha costretta a sottostare alle sue voglie dopo averla spogliata. Poi il marocchino è uscito dall’abitazione, coltello alla mano, e ha vagato per Ribolla cercando il connazionale, che è riuscito a sfuggire alla “caccia” mentre gli abitanti della frazione - allarmati - chiamavano i carabinieri. Improvvisamente, il marito è scomparso. E con lui il coltello e tutto quello che lui stesso aveva portato via da casa dopo la violenza: denaro (40 euro), un personal computer, 4 telefonini, i documenti del connazionale. Alle 3 di notte, la donna si è presentata al pronto soccorso per farsi medicare (5 giorni di guarigione). E da quel momento si è attivata la task force rosa anti-violenza, che ha coinvolto carabinieri del Norm di Grosseto e della squadra di polizia giudiziaria della Procura. Il medico del Misericordia ha fatto due più due, si è ricordato che uno straniero si era presentato un’ora e mezzo prima con una ferita all’avambraccio destro: «Dovevo recuperare un oggetto nell’auto, ho rotto il vetro e mi sono tagliato», aveva dichiarato mentre il chirurgo gli suturava con diversi punti l’arteria fino a quel momento tamponata alla meglio. I carabinieri si sono messi a cercarlo. L’hanno trovato alle 6, non a casa in via Tripoli dove aveva fissato la sua residenza ma da amici nei pressi dell’ospedale. Hanno trovato anche la refurtiva. «Dovevo farlo, la mia religione non ammette eccezioni», ha spiegato lui.
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