Proteste
Inceneritore, si allarga il comitato del no
Agli ambientalisti si aggiungono Confcommercio, Federalberghi, Fiaip e balneari: «La Via decida sugli scarti prodotti»
SCARLINO. «La Via (Valutazione d’Impatto Ambientale) non deve stabilire se un impianto funziona o meno, ma se il territorio circostante può sopportare gli scarti della sua produzione».
In un’unica parola: il suo inquinamento. È la premessa con cui Roberto Barocci spiega, insieme agli altri membri del Comitato del no, i contenuti delle osservazioni presentate in Provincia contro la richiesta di nuove autorizzazioni all’inceneritore di Scarlino, firmate anche dal Forum ambientalista e dal Wwf.
Ma non ci sono solo gli ambientalisti a bussare alle porte di Palazzo Aldobrandeschi per l’impianto: al Comitato infatti si sono affiancate le associazioni di categoria, che fanno il loro ingresso nella “vicenda inceneritore”. Se la Coldiretti è un habituè nelle diatribe con Scarlino Energia, le debuttanti sono Confcommercio, Federalberghi, Fiaip (associazione di agenti immobiliari), l’associazione balneare di Follonica e decine di aziende agricole. «Uno spaccato rilevantissimo dell’economia locale» lo chiama il presidente del Comitato Mario Monciatti. Tutte hanno scritto una lettera e si sono affiancate alla presentazione delle osservazioni.
«Rappresentano milioni di euro di investimenti e centinaia di posti di lavoro» continua Monciatti, raddrizzando subito il tiro. «Questo senza fare alcun riferimento ai 65 dipendenti di Scarlino Energia (in cassa integrazione fino ad agosto ndc). Anzi – aggiunge – abbiamo più rispetto noi di chi li strumentalizza. La garanzia del proprio posto di lavoro nella zona del Casone è il rispetto della legge, che noi richiediamo». Aumentano dunque in maniera significativa i soggetti che hanno presentato le proprie osservazioni. Quelle sopra citate si aggiungono infatti a Comuni di Follonica e Scarlino, Coordinamento ambientalista della provincia di Grosseto, Italia Nostra, Lav e ad un comitato di privati cittadini. Una montagna di fascicoli e di dati che adesso la Provincia dovrà esaminare prima di esprimere un parere sulla nuova Via all’incaneritore.
Tra questi, spicca però un foglio, firmato dall’avvocato del comitato Franco Zuccaro. «Ho richiesto l’interruzione del procedimento finché non ci sarà la sentenza del Consiglio di Stato». Già, perché intanto l’iter processuale sulla vecchie autorizzazioni 8annullate dal Tar a novembre) deve ancora concludersi.
«Fino a quando non ci sarà quel pronunciamento non possiamo capire di quale specie sia l’impianto. Infatti la legge parla di “fattispecie” in materia d’inceneritori» spiega il legale. Oltre a questo comunque rimangono le osservazioni. Quattro, in tutto. E la prima non poteva che essere riferita all’aumento di materiale da trattare (solido e liquido) previsto nel nuovo progetto di Scarlino Energia.
«L’inceneritore tratterà 170 tonnellate all’anno di materiale solido e altrettante di liquami da smaltire in mare – spiega Barocci – Quindi, in termini d’impatto ambientale, dobbiamo chiederci: l’ambiente può sopportare 343mila tonnellate all’anno di rifiuti da smaltire?».
Le altre, invece, riguardano il completamento delle bonifiche delle superfici nell’area del Casone e il Canale Solmine, «che doveva essere bonificato dal 2005 – conclude Barocci – ma ad oggi non è stato fatto nessun atto amministrativo in questo senso».
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