Il Tirreno

Grosseto

«Sesso in auto: credevano di non esser visti»

«Sesso in auto: credevano di non esser visti»

Atti osceni nel parcheggio, le motivazioni dell’assoluzione della lucciola e del grossetano 32enne

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GROSSETO. Il sesso in auto, in centro, in città? Non sempre è un atto osceno doloso. O almeno non lo era quello della sera del 17 luglio 2009 quando una lucciola albanese oggi 37enne e un grossetano di 32 anni si appartarono in un’auto nel parcheggio di via Don Minzoni. Assolti entrambi appunto per mancanza del dolo, sono stati riconosciuti punibili soltanto con una sanzione amministrativa pecuniaria, di competenza della Prefettura. Adesso sono state depositate le motivazioni.

Entrambi erano stati trovati dalla polizia con le mutandine abbassate e la ragazza era stata sorpresa nell’atto di masturbare il cliente. Erano le 23,30.

«Non si può non tener conto dell’orario notturno - scrive il giudice Compagnucci - in cui i due soggetti si erano appartati e del fatto che l’atto sessuale veniva consumato all’interno della vettura. Inoltre va anche tenuto conto dello specifico atto sessuale che probabilmente sarebbe rimasto non visibile dall’esterno ove i poliziotti non avessero puntato la torcia all’interno del mezzo».

Raccolti tutti gli elementi, il giudice ritiene che «non vi è prova certa dell’atteggiamento doloso dei due imputati, vale a dire della consapevolezza da parte loro di porre in essere un atto osceno visibile dall’esterno. Anzi, vi sono ragioni concrete per ritenere che i due soggetti si fossero appartati nel convincimento di non essere visti da nessuno. La censura che può dunque muoversi ai due imputati è quella di non aver preso adeguati accorgimenti atti a neutralizzare la visibilità del loro gesto, ma si tratta per l’appunto di una censura che può rilevare sotto il profilo dell’atteggiamento colposo e non anche doloso».

Insomma, fogli di giornale sui vetri avrebbero evitato inconvenienti di vario genere.

Il processo ha ricostruito che i poliziotti quella sera avevano seguito la ragazza. La conoscevano come prostituta e l’avevano vista salire sull’auto del cliente: per questo motivo era stata seguita. La pattuglia era entrata in azione nel momento clou e aveva portato entrambi in Questura. La ragazza doveva rispondere anche di false generalità: è stata riconosciuta colpevole per i casi dal 30 giugno 2005 (pena di 1 anno e 15 giorni), per quelli precedenti è stata dichiarata l’estinzione per prescrizione.

(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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