Il Tirreno

Grosseto

Da Roselle i cipressi che hanno salvato il viale di Bolgheri

di Alfredo Faetti
Da Roselle i cipressi che hanno salvato il viale di Bolgheri

Prodotti al Terzo i cloni immuni al fungo che uccide le piante E ora se ne studiano altri con un polline che non dà allergie

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GROSSETO. È arrivato il secolo scorso dalla California e nel corso degli anni ha fatto una vera e propria strage. Un cancro, che ha contaminato uno degli alberi maggiormente rappresentativi della Toscana: il cipresso. Ma nello storico vivaio del Terzo, a Roselle, dei ricercatori hanno trovato il modo di sconfiggere la malattia, attraverso dei cloni immuni agli effetti dell’epidemia. Un risultato che permette di salvaguardare paesaggi (uno su tutti il viale di Bolgheri) e di guardare avanti. L’esperienza scientifica infatti continua, grazie alla collaborazione tra il Cnr di Grosseto e della Giorgio Tesi group, l’azienda che ha rilevato nel 2009 la struttura. I primi esperimenti però risalgono a molto tempo prima. «I primi studi gli abbiamo iniziati con il Cnr intorno agli anni ‘70», racconta Roberto Danti, uno dei ricercatori. Il nome sui libri universitari è Seiridium cardinale, un fungo patogeno che penetra all’interno della pianta e uccide i tessuti corticali, causando prima il disseccamento della chioma e poi la morte stessa del vegetale. Un cancro, appunto, che ha come vittima prediletta il cipresso. Dalla metà del ‘900, infatti, questo fungo ha fatto stragi in diverse regioni del mondo, compreso il Mediterraneo, dove il cipresso viene piantato sin dall’epoca dell’antica Persia, passando poi per gli etruschi e i romani. E l’epidemia non ha portato con sé solo danni all’ambiente e ai paesaggi, ma anche a ingenti perdite economiche da parte degli addetti ai lavori. Così intorno agli anni ’70 i ricercatori del Cnr di Grosseto si sono chiusi dentro il vivaio del Terzo Roselle, cercando di trovare una soluzione a suon di esperimenti. Fatica che nel corso del tempo ha dato i suoi frutti, con quattro selezioni di cipresso brevettate: l’Italico, il Bolgheri, l’Agrimed numero 1 e il Mediterraneo.

«Il procedimento consiste in un miglioramento genetico – spiega Danti – in pratica, questi cloni sono immuni al fungo». Le ricerche però s’interrompono nel 2009, quando la società che gestisce il vivaio fallisce. Ma il lavoro svolto dagli scienziati non è rimasto indifferente alla Giorgio Tesi group, che ha creduto nella ricerca e ha rilevato l’azienda. «Abbiamo deciso di continuare con questa esperienza» spiega Fabrizio Tesi, ad dell’azienda. «Ne siamo ben contenti» dice. E ha ragione. I risultati infatti non sono mancati. Ad esempio, i cloni sono stati utilizzati per risanare il viale di Bolgheri, dove il buon vino si è sempre gustato all’ombra dei cipressi, prima che l’epidemia li distruggesse. Un successo, che ha fatto conoscere il lavoro del duo Cnr-Tesi group in tutto il mondo. «I nostri clienti arrivano da tutto il Mediterraneo, dove il cipresso è la pianta tipica –spiega Tesi – Ma anche nel nord Europa». Clienti privati soprattutto.

Ma la ricerca va avanti, forte dei traguardi tagliati fino ad oggi. Sempre lì, nel vivaio del Terzo, anche se qualche esperimento viene fatto anche nel pistoiese. E oggi, dopo aver sconfitto il cancro, l’obiettivo è sconfiggere le allergie umane. «Il cipresso è una pianta che durante certi periodi dell’anno produce molto polline – spiega Tesi – Con il Cnr stiamo portando avanti degli esperimenti per creare un clone anallergico, che non produca polline irritante. O che quanto meno ne produca molto meno». Magie della scienza, preparate direttamente in Maremma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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