Il Tirreno

Grosseto

Muore a 49 anni nel frontale con un tir

di Francesca Gori
Muore a 49 anni nel frontale con un tir

Ennesima tragedia sull’Aurelia: la vittima è un imprenditore edile che con due operai stava andando al lavoro

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CAPALBIO. Erano partiti in piena notte da Caserta, dovevano arrivare a Follonica. C’è da lavorare, per mantenere una famiglia, per farsi una casa, per avere quel poco che serve a fare una vita dignitosa. E c’è da fare sacrifici.ma il più grosso, ieri mattina, lo ha fatto Michele Del santo, 49 anni, titolare di un’impresa edile, morto nello schianto con un tir. I suoi compagni di viaggio, Francesco Sabatino, 65 anni, è ricoverato alle Scotte di Siena. Se la caverà. E se la caverà anche Ivan Daniv, il passeggero più giovane, un operaio di origini ucraine di 36 anni.

È l’ennesimo rompicapo per i carabinieri della stazione di Capalbio che ieri mattina sono dovuti correre alla Nunziatella, a pochi metri di distanza dal distributore Agip. Sulla strada c’erano le scarpe da lavoro degli uomini, perse durante l’urto con un tir che veniva nella direzione opposta. Uno schianto frontale che non ha lasciato scampo a Del Santo.

Un rompicapo, perché la Ford Mondeo a bordo della quale viaggiavano i tre uomini ha invaso la corsia opposta. È stato un attimo, e lo schianto pauroso.

Sull’Aurelia sono arrivati anche gli uomini dell’Anas, per pulire la carreggiata. Hanno tolto il materiale finito per terra, il traffico è stato interrotto a lungo sulla corsia di marcia che da nord va verso sud, ma non hanno potuto lavare via il sangue dell’imprenditore edile che stava lavorando in un cantiere della Cocomazzi a Follonica, dietro il pattinodromo. La notizia è rimbalzata subito nell’azienda della città del golfo. «Stavamo aspettando Michele come ogni lunedì - dice Bruno Talarico, responsabile commerciale di un ramo della società - quando ci hanno chiamati per dirci cosa era successo. Siamo rimasti di stucco, quell’uomo era uno di noi». Quell’uomo era gentile, sereno, tranquillo. Il ritratto del babbo-lavoratore. «Michele aveva quattro figli - dice Bruno - e faceva questa vita qui. Il lunedì veniva al lavoro, e restava a Follonica tutta la settimana». Quando arrivava il venerdì, saliva in macchina e affrontava quel lungo viaggio per arrivare dalla sua famiglia a Frignano, in provincia di Caserta. «E lì si metteva di nuovo a lavorare», aggiunge Talarico. Stava finendo di sistemare la sua casa, quella dove crescere i suoi quattro figli.

Quella dove tornerà chiuso in una bara dopo essere morto all’alba di una mattina di lunedì, proprio sulla strada per andare al lavoro. I suoi compagni, ricoverati all’ospedale di Grosseto, tranne Sabatino che è stato accompagnato a Siena, se la caveranno con qualche giorno di convalescenza.

Lui, invece, non tornerà più dai suoi figli a Frignano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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