Finanza
Discariche per accogliere i turisti
Incuria e degrado in più zone della città: mobili, televisori, mattoni. E c’è chi ha abbandonato anche un’auto
GROSSETO. Cos’è il genio? Fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione: partiamo da qui, da una delle frasi simbolo del cinema italiano del maestro Monicelli. Sì perché di fenomeni, o meglio, geni, in Maremma ce ne sono molti. Soprattutto se si parla di spazzatura.
Partiamo dalla fantasia: quanta fantasia servirà per lasciare interi salotti sfondati lungo le vie della città, accanto ai cassonetti? Sicuramente non poca, specie se considerato che il ritiro rifiuti ingombranti del Coseca è gratuito. Eppure, quello che viene allestito oramai da mesi in via Pakistan e nel resto della zona artigianale è oltre i limiti della vergogna. Così come nel caso del luridume abbandonato a tre chilometri da Grosseto, lungo la provinciale che collega la zona dell’ippodromo a Principina. Qui ben tre mesi fa fu lo stesso assessore all’ambiente, Giancarlo Tei, a denunciare che qualcosa non andava. Oggi, a distanza di un centinaio di giorni, l’ammasso di sporcizia non è stato rimosso, ma anzi, si è ingigantito: pneumatici, scatoloni, resti di sanitari, c’è un po’ di tutto. Segno dei tempi. Eppure l’uomo della giunta Bonifazi bis assicura: «Non facciamo pari a pulire, in questo periodo siamo concentrati sulla pineta di Marina, dove abbiamo trovato un’infinità di sporcizia».
Ma ve lo immaginate il turista che giunge in Maremma credendo d’essere nel cuore verde della Toscana e invece si ritrova davanti a spettacoli del genere? Se non ci fosse da strapparsi i capelli verrebbe quasi da ridere. Comunque, sin qui è innegabile che la fantasia c'è. E l’intuizione? Certamente il premio della categoria va a chi ha lasciato un’auto completamente distrutta, con vetri spaccati, interni bruciati e ruote squarciate, a due passi da via Etiopia. La zona è tra le più ambite della città, piena di villette a schiera e a una cinquantina di metri dall’esclusivo centro residenziale “Il borgo”. L’intuito da premiare è quello che ha indotto a piantare lì la carcassa del veicolo con tanto di targa. Davvero geniale. Inutile dilungarci troppo, poi, sul colpo d’occhio: da via Germania a via Trento, dalla centralissima via Ximenes all’area del Commendone. Non c’è zona del capoluogo che si salvi dall’idiozia diffusa del fenomeno di turno, il genio appunto, quello che sceglie di seminare ovunque il proprio talento in modo da deliziare l’altrui senso estetico. Oggi sappiamo che la partecipata Coseca ha intensificato, visto l’afflusso turistico, il proprio lavoro. Almeno sempre secondo l’assessore di riferimento. Così come celere dovrebbe essere l’impegno della municipale. Certo che fa un po’ caso come certe situazioni non vengano sanate con rapidità, o comunque entro tempistiche normali: l’autovettura distrutta e abbandonata in via Etiopia, a pochi metri dal nuovo asilo di via Madagascar, è lì da più di dieci giorni. Possibile nessuno l’abbia mai vista? «Spesso troviamo mezzi abbandonati – spiega Tei – molte volte si tratta di oggetti lasciati da personaggi stranieri e siamo costretti a demolirli a nostre spese. Comunque tutto sommato la situazione ai cassonetti mi pare migliorata». A ogni modo, se l’intervento degli addetti ai lavori sembra piuttosto rallentato, magari proprio a causa della gran mole di casi in cui è necessario agire, quello dei geni del cassonetto è tutt’altro che fiacco: solitamente infatti i fenomeni si muovono in fretta, magari di notte e facendo attenzione alle cinque telecamere disseminate dall’Amministrazione proprio per limitare la sporcizia. Anche la velocità d’esecuzione insomma è pienamente rispettata. Quel che rimane, oltre tutte le chiacchiere possibili, la retorica e la rabbia, è l’amarezza per uno stato d’essere che pare divenuto cronico: molti grossetani iniziano a non fare più caso alla sporcizia che accarezza le abitazioni e lorda le vie. In periodi che dovrebbero essere di piena accoglienza turistica la città riesce a dare il peggio di sé. E questo grazie a qualche demente. Pardon, qualche genio.
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