Il dolore
Ecco i giovani che sfidano la crisi
Giulio, Silvia, Mattia, Valeria, Francesco: meno di 30 anni e attività che vanno
MONTEROTONDO. Sono giovani, ambiziosi e hanno dei progetti. Nessuno supera i trent’anni ma tra lampredotto, birra e primi piatti a Follonica e dintorni hanno fatto scacco alla crisi generale, mettendoci sogni e speranze. Chiamiamoli per quello che sono: imprenditori. Alcuni con una base alle spalle per partire, altri appena salpati per un’avventura. Ma tutti accomunati da alcuni fattori: la data sulla carta d’identità, un’attività che rende alla faccia dei tempi che corrono e attestati di riconoscimento. A Monterotondo Marittimo c’è un agriturismo che si chiama San Ottaviano. Lì la famiglia Neri produce del vino. «Volevamo fare anche un prodotto alla portata di tutti» dice Giulio Neri, classe’87. Lui con suo fratello Francesco, ’84, hanno così deciso di produrre una birra. Ma non una qualsiasi. «Siamo gli unici in Toscana a coltivare direttamente tutto il necessario» spiega. Dai campi di grano al malto, tutti gli ingredienti vengono coltivati nell’azienda e poi lavorati nel birrificio inaugurato ieri, nelle campagne incastrate tra Suvereto e Monterotondo. Una bionda e una rossa, aspettando una mora. Infatti l’attività ha appena aperto i battenti, ma ci sono già progetti in cantiere. «Per la produzione di partenza abbiamo fatto due birre leggere (5,6 gradi), dato anche che è caduta con l’estate. – dice Giulio - Per Natale, poi, vogliamo fare anche una mora». Si chiamano proprio così le birre prodotte dai due fratelli: “la Bionda”, “la Rossa” e quando sarà il suo momento “la Mora”. Rigorosamente de’Neri, come il nome del birrificio. Ma la crisi non scoraggia ad aprire un’attività? «Un po’ – risponde Giulio – ma se ti fai fermare ancor prima di partire è finita».
In certi casi poi la crisi può anche rivelarsi utile. Come è successo a Silvia Daddi e Mattia Maracci, classe'85 e'86, arrivati sulla città del golfo quasi per caso. «Una sera su internet ho visto l’annuncio per un fondo a Follonica: si trattava di una trattoria svalutata» spiega il ragazzo. In quel momento i due stavano a Firenze, dove la sera lavoravano come camerieri. «Almeno imparavamo qualcosa». Già, perché il sogno era quello di aprire un ristorante. Si è avverato nel febbraio del 2010, quando il Badalui, a due passi dal mare, ha accolto i suoi primi clienti. In cucina sta Silvia, forte della tradizione fiorentina e delle ricette della nonna: ribollita, trippa, fegatini e così via. Un piatto alla volta, poi, i due ragazzi hanno visto premiati i loro sforzi. Ad inizio mese infatti è arrivato il certificato di eccellenza TripAdvisor, un riconoscimento che al mondo hanno pochissimi ristoranti. «Il nostro obiettivo è offrire un'esperienza indimenticabile – spiegano - e questo riconoscimento prova che ci sono recensioni positive da parte dei clienti». E la crisi? «I tempi sono quelli che sono: se alla fine deve andar male almeno abbiamo fatto quello che ci piace». Sempre a Follonica c’è un altro ristorante aperto da due fratelli: Valeria e Francesco Pacini, classe’85 e’87. Loro, follonichesi doc e con una tradizione alle spalle nel settore, hanno colto l’attimo giusto, senza però cambiare il nome storico del ristorante di famiglia: Santarino. «Questa parte della zona industriale (dov’è il locale ndc) è stata costruita di recente e inizialmente non c’era nessuna tavola calda. – spiega Valeria – Così abbiamo deciso di aprirla noi». Ed oggi è un punto di ritrovo per tutti i lavoratori della zona.
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