Italia
Chelliana, parte un altro esposto
Dopo gli ambientalisti anche Gori (5 Stelle) e Felicioni (Grosseto Oggi) si rivolgono alla Corte dei Conti
GROSSETO. Caos Chelliana: a pochi giorni di distanza dalla prima segnalazione alla Corte dei conti ne arriva un’altra. Questa volta l’iniziativa è firmata da Gicomo Gori e Massimo Felicioni, rispettivamente capigruppo di Movimento a 5 stelle e civica Grosseto oggi. L’intervento è stato messo già nelle mani di un legale e sarà presentato a luglio. Tramite il documento viene chiesto conto, così come già fatto dal coordinamento comitati e associazioni ambientaliste, Italia nostra e Wwf, di come siano stati spesi i quattrini ruotati sino a oggi attorno al recupero di palazzo Mensini, storica sede della biblioteca.
«Abbiamo raccolto – spiega Gori - un’attenta rendicontazione di tutti i costi e delle delibere che si sono susseguite lungo gli anni. Nostro obiettivo è quello di affiancare alla prima segnalazione fatta dagli ambientalisti un documento dettagliato, con tanto di cronistoria. Una decisione dettata dalla necessità di fare chiarezza su quello che pare essere uno sperpero di denaro pubblico». Sulla stessa lunghezza d’onda il leader di Grosseto oggi, Felicioni, che precisa: «Non è un’accusa, è una richiesta: qualcuno ci deve dire se i soldi investiti sono stati usati bene e nell’interesse collettivo. Ma attenzione, non è un attacco al sindaco attuale. A noi interessa il bene della città, senza guardare a chi governa o governava».
Intanto torna a picchiare pesante l’architetto Roberto Aureli, cofirmatario dell’intervento degli ambientalisti: «Solo un anno fa, in piena campagna elettorale, il sindaco Bonifazi confermò la volontà di trasformare il Mensini in sede universitaria». Oggi, a distanza di poco più di dodici mesi, il progetto è diverso e fa rima con Centro di documentazione della civiltà etrusca. «È veramente esilarante ascoltare le funamboliche dichiarazioni progettuali del primo cittadino – ironizza Aureli – un piano che prevede la nascita di un centro di cui nessuno sente la necessità. La Chelliana dovrebbe semplicemente tornare a casa propria. Mi chiedo cosa pensino all’Idv grossetano dopo la dura presa di posizione dell’assessore regionale Merson contro un’ingiustificata frenesia costruttiva: qui si prosegue con il consumare territorio». A turbare più di ogni altra cosa l’architetto - che nel 2007 ricorda d’essere stato chiamato direttamente dallo stesso Bonifazi per progettare il restauro del Mensini e nel 2002 dall’allora sindaco Antichi per progettarne gli allestimenti - è la continua girandola sulle destinazioni d’uso dell’edificio costruito sul finire dell’ottocento per diretta volontà dell’allora vescovo: «Non mi pare proprio esista un’idea ben precisa di cosa si vuol o non si vuol fare. Il rischio è quello di gettare al vento centinaia di migliaia di euro, compresi quelli che ho preso io. L’unica speranza – chiosa ironico – è che il nostro forestiero primo cittadino vada in parlamento nel 2013».
Netto è anche il pensiero del consigliere comunale Fabrizio Rossi, Pdl: «La Chelliana, in gran parte ristrutturata e poi abbandonata, è l’esempio più chiaro della smobilitazione in atto in centro. Deve tornare al Mensini».
Notoriamente opposto il parere del sindaco: «Il disegno definitivo prevede lo spostamento della Chelliana alla cittadella dello studente, tramite un concorso di idee. Mentre al Mensini sarà fatto il centro di documentazione della civiltà Etrusca». Qui la domanda è una sola: mentre per il palazzo si attendono i fondi Fas, per la struttura alla cittadella esiste una data da segnare con il pennarello indelebile sul calendario, o tutto è destinato a rimanere nulla di più di un semplice scarabocchio?
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