Finanza
Giovani, crisi e futuro Il tema è sempre quello
Primo giorno di maturità in città: scelta “obbligata” per l’Italiano in molti istituti «La traccia sui sogni e i problemi era la migliore». E c’è chi si ispira a Steve Jobs
GROSSETO. Si aspettavano Pascoli ed è uscito Montale. Qualcuno aveva ipotizzato la traccia su Amy Winehouse o addirittura sul pilota Marco Simoncelli, simboli di morti precoci nello spettacolo o nello sport.
Niente di tutto questo quando ieri mattina sono state aperte le buste sigillate. E così la prima prova di maturità, per tutti il tema di italiano, è diventata nella maggioranza dei casi l’occasione per scrivere di crisi, speranze, economia e sogni giovanili da centrare. Quando il mondo fuori dall’aula sarà più un po’ più semplice di quello attuale.
Le opzioni variavano da una tipologia A, l’analisi del testo, “Ammazzare il tempo” di Montale, che ha sorpreso i maturandi, visto che già 4 anni fa il premio Nobel era stato scelto come traccia, oppure una B che consisteva nella redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale. Tutto da raccogliere in cinque colonne di protocollo. Qui la scelta si dipanava tra l’argomento artistico-letterario, quello socio-economico, lo storico-politico o il tecnico-scientifico. I giovani grossetani hanno avuto pochi dubbi in proposito.
«Ho preferito il saggio sulla crisi, la tipologia B - ci dice al termine della prima prova Francesco Villano, della V A del liceo scientifico. C’erano cifre e estratti a cui collegarsi per sviluppare il tema. Ho puntato su Steve Jobs, un mostro d’intelligenza e di bravura. Ha mollato la scuola e si è inventato un impero. Diventare come lui sarebbe il massimo, ma in questa Italia non è possibile». Difficile non essere dalla sua parte se anche la stessa traccia ricordava le cifre Istat di un rapporto impietoso: l’11,2% di chi ha tra i 15 e i 24 anni e il 16,7% di chi ha tra i 25 e i 29 anni, nè lavora nè studia. Scoraggiati riuniti. «Ma un po’ di ottimismo ci vuole - dice il compagno di scuola Gianmarco Benni - anche io ho scelto il saggio breve sulla crisi. Il consiglio era quello di prendere spunto dalle cifre. E comunque mi sembrava l’argomento più attuale e fattibile rispetto a Montale o al saggio artistico su Picasso».
Fuori dall’istituto c’è chi fuma nervosamente e chi ancora scambia impressioni sulla prima prova appena ultimata. La tensione non è ancora dissolta. Anche in chi ha scelto la tipologia D, il tema di ordine generale. «Ho scelto quello che mi dava più possibilità di spaziare - dice Giulia Bulleri della V D dello scientifico -, un tema che mi potesse permettere di parlare di sogni». Una frase di Paul Nizan, “Avevo vent’anni, non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della mia vita”, che introduceva il concetto della sfida. «Sì ho parlato di crisi, ma anche di ottimismo. Non può durare per sempre, soprattutto per noi giovani», aggiunge con un sorriso. Accanto a lui una voce fuori dal coro. È quella di Alessio D’Inverno, che ha puntato sulla traccia scientifico-tecnologica. «Le responsabilità della scienza e della tecnologia, partendo dalle riflessioni di Primo Levi e di Sciascia, mi hanno convinto».
Cambi istituto, al pedagogico “Rosmini” le ragazze della V C si sono date appuntamento sulle scale. È un diluvio di commenti sulla crisi e la disoccupazione giovanile. «Era l’argomento più attuale e forse anche quello che ci potevamo attendere. Avevamo preparato Pascoli però». Anche se in realtà nel gruppetto con Sofia Benvenuti, Lucia Calanca, Eva Collantoni, Sara Benedetti e Marta Prati, c’è chi ha puntato sulla tipologia B e chi sulla D. Due modi diversi di affrontare il concetto della crisi per le nuove generazioni. «Non erano tracce molto ispirate - è la critica di una di loro - ma come prima giornata di esame poteva andare peggio. Adesso sotto con la seconda prova». E poi per loro sarà università.
All’istituto agrario “Leopoldo di Lorena” il tema è alle spalle per Matteo Melfi della V AR (agro ambientale). «Ho scelto la traccia dei vent’anni, dei sogni di questa generazione. Ci siamo dentro anche noi ai problemi italiani - spiega - ma confidiamo che le cose si aggiusteranno». Il compagno Kenny Robert ha scelto il saggio sulla crisi. «Era abbordabile, un argomento sulla bocca di tutti. È la politica che deve fare qualcosa per noi». Il sogno, per entrambi, è aprire subito un’attività. «Ma forse è stato più facile fare il tema...»
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