Trasporti
«Ci stanno spremendo come limoni»
Il malcontento è esploso davanti al Pizzetti. Un’ottantina di lavoratori Asl ha manifestato contro le riduzioni di organico
GROSSETO. All’armamentario tipico dei presidi, bandiere delle varie sigle e volantini di protesta, hanno aggiunto anche i limoni perché «ci stanno spremendo». Decine di dipendenti della Asl9 - infermieri, amministrativi, operatori tecnici e socio sanitari - si sono ritrovati davanti ai cancelli di villa Pizzetti sotto il solleone del primo pomeriggio di ieri per manifestare la propria preoccupazione sulla tenuta dell’azienda sanitaria. I malumori che serpeggiavano tra i lavoratori – circa ottanta rappresentativi di tutti i sindacati, confederali, autonomi e di categoria – sono scaturiti da problematiche inerenti al piano assunzioni e a quelle delle ferie, oltre ad una più complessiva organizzazione del personale.
Argomenti che sarebbero dovuti essere al centro dell’ incontro con i vertici della Asl previsto sempre nel primo pomeriggio – sebbene all’ordine del giorno fosse prevista la regolazione del servizio mensa - ma che poi è slittato ufficialmente per incomprensioni legate all’orario. «Il direttore sanitario Danilo Zuccherelli è passato dal retro pur di non incontrarci – arringa furente sulla scalinata d’ingresso Patrizia Giuliani della Cgil – così si interrompono le relazioni sindacali». A oggettivare il dissenso sono i numeri legati al personale, dato che le otto assunzioni previste - «quattro a settembre» sottolineano - sono giudicate insufficienti a garantire contestualmente un servizio adeguato e turni sostenibili. «Dicono che non ci sono problemi di organico però ci spremono con gli straordinari – prosegue Giuliani - vorrà dire che lavoreremo extra solo se imposto da ordini di servizio (la richiesta di una prestazione in maniera coattiva ndc). Se ci attenessimo alle 36 ore settimanali metteremmo l’azienda in ginocchio». «I dirigenti percepiscano pure i premi – rincara la dose Luciano Biscottini della Cisl -ma dimostrino di meritarseli tagliando consulenze e sprechi». Esborsi che potrebbero essere contenuti «eliminando la Società della salute - come suggerisce Stefano Corsini dell’Usb - che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima perché è un consorzio tra enti pubblici». Da donna, prima che da rappresentante dell’ Rsu, Chiara Andretta focalizza la propria disapprovazione sulla gestione delle gravidanze delle lavoratrici. «Le colleghe in maternità non vengono sostituite. Così come non ci sono subentri per i casi previsti dalla legge 104 che garantisce fino a due anni di congedo retribuiti dall’Inps, quindi a costo zero per l’azienda». Il filo rosso che unisce le rimostranze è il rapporto inversamente proporzionale tra le attività aggiuntive – come l’auto medica introdotta a Scansano - e le unità a disposizione. «La riorganizzazione per intensità di cura avrebbe dovuto rendere centrale la figura dell’infermiere – lamenta Marco Marrocco del Nursing up – invece è servita solo ad accorpare i reparti e ridurre i posti letto». Una disagio percepito da pazienti e personale sulla propria pelle, ma che non è possibile corroborare con dati certi perché «la Asl non ce li ha forniti ufficialmente. Così è impossibile effettuare quella che in gergo viene definita la pesatura dei carichi». In periferia non va meglio se è vero che «la situazione è grave a Orbetello, Pitigliano e Castel del Piano – lamenta Gian Paolo Censini della Uil – e si stanno portando tutti i servizi, anche quelli basilari, nel capoluogo». Dopo un’ora e mezza i manifestanti hanno abbandonato il presidio. Lunedi mattina è stata convocata l’Rsu per valutare nuove forme di protesta.
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