Proteste
«Più sicurezza in mare» Sos della Lega Navale
Concordia: in un documento choc inviato a Governo, Regione e Comune l’ente propone di rivedere gli standard e aumentare regole e controlli
PORTO SANTO STEFANO. «La difesa dell’ambiente è diventata una sfida, e noi vogliamo fare la nostra parte». Con questa filosofia la Lega Navale Italiana, sezione di Monte Argentario, parte all’attacco con un documento “caldo”, firmato dal suo presidente Lucio Di Lorenzo. Una lettera aperta il cui tema è quello della salvaguardia dell’ambiente marino e costiero dell’area tirrenica, “minato” - a suo dire - da pericoli e mancate tutele. I destinatari sono la presidenza del consiglio, il ministro dell’ambiente, il governatore della Regione Toscana, il presidente della Provincia di Grosseto. E il sindaco di Monte Argentario.
La particolarità della missiva è che era stata preparata ben prima del caso “Concordia”, ma ora il naufragio della nave sugli scogli del Giglio lo rende più che mai attuale. La Lega Navale parte dal principio che «l’impegno dell’associazione è sempre stato il diporto sostenibile come punto d’incontro tra due necessità contrastanti: la fruizione dell’ambiente marino da parte dei diportisti, e la salvaguardia del patrimonio ambientale dall’altra». Quali provvedimenti propone la Lega?
In primis - e ora più che mai alla luce della tragedia del Giglio - si chiede più sicurezza. In particolare l’ente propone che tutte le navi che trasportano merci inquinanti siano costruite con doppio scafo. Chiede di proibire - nello specchio acqueo dell’arcipelago - lo scarico volontario di qualsiasi materiale inquinante solitamente liquido; che prima che la nave riparta da qualsiasi porto si debba imporre una visita ispettiva sullo stato delle cisterne e delle stive. «Nelle acque dell’arcipelago - prosegue - dovrebbero essere create per le navi mercantili che trasportano merci pericolose zone di transito obbligato». Inoltre, «come la Turchia, tutti i natanti commerciali e da diporto devono essere in possesso della “Carta blu”: per esserne in possesso tutte le imbarcazioni devono essere munite di serbatoi per le acque nere e grigie; occorre mettere sotto tutela lo specchio acqueo arcipelagico, come succede con le Bocche di Bonifacio. Si dovrebbe creare nelle zone a ridosso dei venti prevalenti e dal fetch la possibilità di ancoraggio obbligato con boe intelligenti in caso di tempesta, e sosta possibilmente gratuita». E poi ancora: applicare nella zona arcipelagica, delimitata dalla linea di base, la norma “Marpol” che vieta il trasporto e l’ utilizzo di olii pesanti come combustibile, consentendo l’uso di carburante a minore impatto ambientale. Un documento “pesante”, che chiede risposte precise e su cui la Lega Navale invita a riflettere.
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