Il dolore
L’edilizia va, ma senza prospettive
Nel rapporto Trend della Cna è il settore cresciuto di più lo scorso anno. Alessandri invoca scelte amministrative precise
GROSSETO. «Solo un rimbalzo, niente più di un rimbalzo, non un segnale di ripresa. E se il 2012 si chiudesse mantenendo il livello di fatturato del 2011, senza flessioni, potremmo già essere soddisfatti». La seconda affermazione, però, è più un auspicio che una certezza per Andrea Manuelli, estensore del 10° rapporto Trend, la rilevazione semestrale effettuata dalla Cna. Il fatturato dell'artigianato maremmano, che tra il 2005 e il 2010 era stato colpito duramente dalla crisi tanto da passare da 572 a 323 milioni di euro, nel 2011 è tornato a crescere di 41 milioni. Un 2011 positivo (+12,7%), dunque, in controtendenza con la dinamica regionale (-3,9%), grazie soprattutto al settore delle costruzioni che passa da 156 a 185 milioni di euro di fatturato (+18,3%). Bene anche il manifatturiero (+6,5%, da 92 milioni nel 2010 a 98 milioni), in particolare i settori degli alimentari (+6,5%), della metalmeccanica (+11,6%) e del tessile/abbigliamento(+5,3%). Il fatturato dei servizi cresce dell'8,4% (da 74 a 81 milioni), ma mentre i servizi alle imprese retrocedono (-8,1%), crescono riparazioni (+10,3%), servizi alle famiglie (+8,9%) e trasporti (+10,1%). Rispetto al 2010 cresce anche il monte salari (+ 18,7%), i consumi delle imprese artigiane (+10,5%) e gli investimenti (20,6%), in una controtendenza ancora più significativa rispetto al dato regionale (-53,5%). Come leggere questo dato positivo? «Occorre ricordare – spiega Manuelli – che tra il 2005 e il 2010 l'artigianato ha perso oltre 250 milioni di euro di fatturato e ne ha recuperati, nel 2011, solo 41», e il direttore della Cna, Renzo Alessandri, conferma che «Il dato si colloca in un contesto che non potrebbe essere peggiore: in questa provincia non siamo immuni dal crollo dei consumi né dal drenaggio fiscale che si sta inasprendo: con l'Imu le imprese andranno a pagare il doppio di quanto pagavano prima». Ciò che più preoccupa Alessandri è che «Ancora – dice – non si intravede una prospettiva» e l'indice puntato sulla mancanza di scelte economiche per la provincia di Grosseto. «A ben guardare – dice Alessandri – Grosseto risulta aciclica perché decisamente atipica: priva di sistema industriale, con quote di export irrilevanti e con il manifatturiero che è solo una testimonianza, manca di un particolare asset di cui dispongono altre realtà. Siamo l’area più agricola della Toscana, ma non abbiamo verticalizzato le filiere, non c’è un mattatoio, un pastificio, uno zuccherificio; conta più posti barca in tutta la regione, ma c'è poco o nulla di cantieristica navale; il turismo deve fare ancora i conti con la carenza di infrastrutture». Insomma, quelle che la Cna invoca sono scelte precise, mirate, a partire dal settore che continua a fare da traino, l'edilizia. Alessandri sollecita lo sblocco dei pagamenti dalla pubblica amministrazione, le gare per le opere “cantierabili”, la semplificazione amministrativa, ma anche l'approvazione dei regolamenti urbanistici, in particolare a Grosseto, per non perdere l'occasione offerta dal “decreto sviluppo” che ha aumentato il bonus per le ristrutturazioni dal 36 al 50% e ha elevato a 96mila euro il tetto di spesa.
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