Il dolore
«È la fine di un incubo voglio giocare ancora»
GROSSETO. «È la fine di un incubo». Luigi Consonni sorride dopo la sentenza che lo ha prosciolto da ogni addebito. Il Professore ha vinto una delle partite più importanti della sua carriera e non lo...
GROSSETO. «È la fine di un incubo». Luigi Consonni sorride dopo la sentenza che lo ha prosciolto da ogni addebito. Il Professore ha vinto una delle partite più importanti della sua carriera e non lo nasconde.
«Rimane l’amarezza per essere stato tirato in ballo da questo personaggio, Conteh, senza aver fatto niente, per essere stato accostato al calcio scommesse. Ma chi mi conosce sa che non potrei fare certe cose».
«Nonostante fossi estraneo ai fatti, come è stato dimostrato – aggiunge Gigi - ho vissuto male queste ultime settimane. L’aria che tirava era brutta e ci stava anche di prendere condanne in primo grado, che magari potevano essere tolte in appello. Non ho mai avuto intenzione di patteggiare, ero tranquillo. Probabilmente chi l’ha fatto ha avuto paura o aveva qualche altro scheletro nell’armadio. Io sapevo di essere estraneo e volevo andare a sentenza».
Il centrocampista originario di Seregno tira un sospiro di sollievo: «Mi sono tolto un peso, adesso posso finire una carriera decorosa come avevo prospettato, giocando ancora uno o due anni, prima di diventare allenatore».
«Dopo l’assoluzione – dice ancora – si aprono degli scenari diversi. Aspettavo questa sentenza per poter parlare con il presidente Camilli. Il mio contratto scade il prossimo 30 giugno, ma chiederò il prolungamento di un anno. Capisco che Camilli è impegnato a difendersi dalle accuse e per dimostrare la sua assoluta estraneità ai fatti. Sono alle sue dipendenze da sette anni, è una persona per bene e posso mettere una mano sul fuoco sulla sua innocenza. Qualcuno per salvarsi e per non pagare lo ha chiamato in causa».
Consonni si è già preparato al futuro partecipando al corso per tecnico di prima, ma si sente ancora giocatore: «Voglio giocare ancora. Sto bene e ho fatto tanto per essere in campo a Livorno. Forse anche per questa situazione che si era creata, si sono sentito come se fosse l’ultima volta. Ma consiglierò al presidente di affidarsi ai giovani, ma anche a qualche vecchietto come me». Adesso che tutto è finito, il Professore ringrazia “l’avvocato Romano Lombardi per il lavoro che ha fatto, la mia famiglia per essermi stata vicina ed anche gli sportivi che sono al mio fianco da sette anni. In queste settimane ho voluto aspettare la sentenza a Grosseto, ma adesso mi prenderò un po’ di ferie. Poche perché devo farmi trovare pronto per il ritiro, specialmente se dovessi lasciare Grosseto».(m.cal.)
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