Sicurezza
Pochi intimi al ricordo della Liberazione
Celebrato il 15 giugno 1944 in Comune, ma in sala consiliare ci sono solo trenta persone
GROSSETO. Gran caldo, forte il richiamo del mare e dunque poche le presenze. Così la commemorazione, in sala consiliare, della Liberazione della città di Grosseto dal nazifascismo è quasi deserta. A ricordare quel 15 giugno 1944 ci sono poco più di trenta persone, di cui tre relatori e tre uomini del Comune: il sindaco, Emilio Bonifazi; l’assessore Luca Ceccarelli, anch’esso incredulo per le assenze; il presidente del consiglio Paolo Lecci. Scelgono di esserci anche sei o sette consiglieri. Cristina Citerni è l’unica presente tra i cinque che nel 2011 hanno conteso la poltrona di sindaco a Bonifazi. «Purtroppo – evidenzia lo stesso primo cittadino – è difficile coinvolgere tutti nelle celebrazioni. Spesso c’è confusione e non condivisione. Invece è fondamentale capire il nostro passato, tenerne a mente le tragedie che ne hanno segnato il cammino. Come quella del 15 giugno del ’44, quando a Porta Vecchia morirono, scontrandosi con un gruppo di tedeschi, sei partigiani della brigata garibaldina Spartaco Lavagnini. Avevano appena liberato la nostra città dai fascisti. La storia è fatta di documenti, testimonianze: in quegli anni c’era chi combatteva per la liberà e chi per la dittatura».
Interessante la relazione del docente della scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Simone Duranti. Lo studioso, concludendo il proprio intervento, incentrato sul complesso rapporto tra Alleati e Resistenza, riferendosi ai partigiani sintetizza: «Determinate azioni si compiono con il coraggio, non un coraggio virile, ma civile». Importante l’intervento di Luciana Rocchi, direttrice dell’istituto storico grossetano per la Resistenza e l’età contemporanea. Ha ricordato lo straordinario ruolo delle donne, madri e allo stesso tempo combattenti: alcuni bambini vennero alla luce proprio all’interno delle bande partigiane. La Rocchi ha poi ricordato la vitalità del territorio maremmano nel ripartire: «Grosseto fu la prima città in Toscana a dotarsi di un piano regolatore. Mentre a Manciano si svolsero le prime elezioni amministrative della nuova Italia liberata». Il tutto con una partecipazione al voto oggi inimmaginabile. Poi una stoccata al qualunquismo, cui occorre rispondere con la conservazione dei valori e della memoria storica. La cerimonia si conclude con il prezioso contributo di Giuseppe Corlito, della sezione Anpi locale, organizzatrice insieme al Comune dell’evento. Molti insomma gli spunti di riflessione per quello che certamente non meritava d’essere un appuntamento per pochi intimi.
Maurizio Bernardini
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