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Lavoratori dell’università in cassa integrazione

Lavoratori dell’università in cassa integrazione

GROSSETO. Accordo fatto, ma a metà. Ieri mattina è stato firmato il verbale per la cassa integrazione in deroga dei ventiquattro dipendenti del Polo universitario. Otto di loro, quelli che lavorano...

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GROSSETO. Accordo fatto, ma a metà. Ieri mattina è stato firmato il verbale per la cassa integrazione in deroga dei ventiquattro dipendenti del Polo universitario. Otto di loro, quelli che lavorano nelle sedi distaccate di Follonica e Orbetello saranno a zero ore, mentre quelli del polo dovrebbero avere un monte di 30 ore. Dovrebbero, condizionale d’obbligo. Perché su come distribuire le ore tra i dipendenti l’accordo ieri mattina non è stato trovato.

«Siamo ovviamente soddisfatti di questo risultato - dice Lorenzo Centenari, segretario della Cgil - perché quelle ventiquattro persone in questo modo hanno evitato il licenziamento. C’è poi da dire che le istituzioni stanno lavorando per dare qualche garanzia in più e non vedere smantellato un servizio importante per la nostra città». Come l’amministrazione di Orbetello che sta cercando di rimettere in pista il laboratorio universitario.

Al tavolo delle trattative, però, non è andato tutto licio. L’accordo complessivo è stato siglato, quello che manca è quello individuale. I sindacati, insieme alle rsa dell’università si incontreranno di nuovo lunedì per definire la questione. «L’anno scorso tra Arezzo e Grosseto c’erano otto corsi attivi - aggiunge Centenari - ora ne resterà soltanto uno. Il personale del quale parliamo non è la classe docente, che arriva tutta da Siena».Si tratta di custodi, bibliotecari, personale di segreteria. Per loro ora dovrà essere definita la riduzione dell’orario di lavoro che era stata ipotizzata di 30 ore al mese. Ma sulla modulazione sul personale non è stata ancora presa una decisione. «Si parla di 30 ore, ma potrebbero essere anche 27 o 33 - aggiunge Centenari - e questa è la sola parte per la quale dobbiamo incontrarci di nuovo». Valutare il personale, il lavoro che svolge e il settore che occupa. «Un esempio lampante è quello del personale di archeologia - dice - che è stata chiusa. Ci sono gli studenti del triennio già cominciato, ma via via che questi ragazzi si laureano ovviamente servirà meno personale».

Francesca Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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