Proteste
Giudice di pace, scontro su come salvarlo
Per l’avvocato Bianchini la sede va trasferita a San Lorenzo, ma il sindaco Landi punta sul conciliatore
ARCIDOSSO. Giudice di pace di Arcidosso ancora nel mirino. Servizio che nessuno avrebbe voluto perdere, ma che è stato invece destinato alla soppressione. Per mantenerlo si sono attivate istituzioni e gruppi di maggioranza e di minoranza, ma niente da fare. Costi intollerabili.
E invece adesso Marcello Bianchini, ex sindaco e avvocato, torna alla carica. Conti e addirittura nomi alla mano, ha fornito ai politici la soluzione del problema che lui stesso, in un documento presentato all’Unione, definisce «la saga del giudice di pace».
«Bisognerebbe trasferire la sede del giudice da Arcidosso, all’Unione dei comuni a San Lorenzo. Ci sono tre stanze, fotocopiatrice, sedia, bagni, telefono eccetera. Il funzionario disponibile esiste già, si chiama Mario Cipriani, il cui costo sarebbe di 250 euro al mese, oltre quello che già percepisce».
Il costo del giudice di pace ammonta, sempre secondo i conti di Bianchini, a 7000 euro. L’Unione dei comuni incassa i diritti che compensano per intero o poco meno il costo del giudice e del funzionario. «Restano fuori le spese, risibili - chiosa l’avvocato - del telefono (la carta delle fotocopie viene portata da chi chiede le copie)». Questa la formula Bianchini. Che però non convince assolutamente il sindaco di Arcidosso, presidente della Conferenza dei sindaci dell’Unione, Emilio Landi. «Ma chi l’ha detto che con la disponibilità del funzionario (Mario Cipriani) la cosa si risolve con 250 euro? Prima di tutto, poi, il funzionario va autorizzato a fare questo e non ci può essere un cittadino come gli altri (Bianchini, ndc) che chiede a Cipriani la sua disponibilità. Bianchini, si comporta e fa come se avesse delle responsabilità e dei poteri in materia. Ma a parte questo, il funzionario è necessario a tempo pieno e se lui non c’è le sue mansioni dovranno essere svolti da un sostituto. Altro che 250 euro!»
Altro problema è il subentro del comune nell’acquisto dei beni che il Ministero ha effettuato in passato per l’ufficio del giudice di pace. Detto in parole povere, il Comune dovrebbe riacquistare quei beni dal Ministero stesso che ne è proprietario. «Insomma - conclude Landi - considerando tutto, fra funzionario, spese gestione, subentro, giudice, spese per l’ufficio, si arriva a circa 100.000 euro, o a cinghia stretta a 70.000. Con la crisi impellente e le scarne risorse dei comuni, credo ci siano servizi ben più importanti da essere mantenuti».
Va poi aggiunto, che Arcidosso potrebbe perdere il giudice, è vero, ma che potrebbe anche avere il conciliatore. «Un servizio utilissimo per i cittadini - dice Landi - perchè d’ora in avanti per una grandissima quantità di questioni va tentata la conciliazione, comprese le liti condominiali e gli incidenti d’auto. Organismo di conciliazione, questo sì, a costo quasi zero, perché viene pagato dalle parti. Si tratta solo di mandare delle raccomandate da parte dell’Unione speciale e di ricevere le domande. Lo faranno le due impiegate dell’Ufficio tributi di Arcidosso».
Fiora Bonelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
