Il dolore
«Terremoto causato dai fori per il gas»
L’ipotesi rimbalza su Facebook avvalorata da esperti: perforazioni analoghe a quelle emiliane fatte anche in Maremma
GROSSETO. Il terremoto in Emilia? C’è chi pensa che sia colpa delle perforazioni finalizzate all’estrazione del metano, la cosiddetta attività di fracking che una società, la Independent Resources plc, con sede a Londra, ha svolto in passato anche nella piana di Ribolla. La notizia rimbalza su Facebook e su migliaia di bacheche, lanciata da Maria Rita D’Orsogna, fisico italoamericano, impegnata da tempo sul fronte ambientalista. Negli ultimi giorni la Maremma è stata citata più volte in questa romanzesca ricerca del big bang per il terremoto in Emilia. Nessuno - beninteso - ha detto o scritto che i crolli a Mirandola o a San Felice si devono collegare alle esplorazioni compiute nella valle del fiume Bruna, ma c’è chi ritiene che le perforazioni nel grossetano potrebbero esser state replicate in Emilia, con esiti un po’ diversi… e che non siano affatto sicure come raccontato dai tecnici della società. D’altra parte, proprio a San Felice, la stessa Independent è stata autorizzata a stoccare gas sotto terra.
Ma andiamo per ordine. Nel cuore del parco minerario delle Colline Metallifere, a Ribolla, 2.300 abitanti, paese reso tristemente celebre dalla tragedia mineraria del 1954 (oltre 40 morti per l’esplosione del grisou in un pozzo), negli ultimi anni sono state svolte ricerche per verificare la presenza di metano nel sottosuolo e in futuro, a partire dal 2020, le vecchie miniere di carbone potrebbero diventare un deposito di anidride carbonica. Le due cose sono strettamente collegate. Qui, infatti, la Independent Energy Solution srl sta pensando da tempo di realizzare, tra i 700 e gli 800 metri di profondità, un impianto per lo sfruttamento del cosiddetto metano residuo immettendo C02 nel sottosuolo. Già nel 2006 all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia si parlava di Ribolla come del primo laboratorio italiano salvaclima. “Un’operazione - spiegavano gli esperti - a rischio zero per la salute dei cittadini, con un impatto ambientale nullo”. Prima il Governo, poi la giunta regionale toscana hanno detto sì a questo tipo di ricerca, approvando alla società Indipendent Energy Solutions srl il nulla osta a perforare Ribolla. In pratica nel 2009 è stato realizzato un pozzo esplorativo fino a 800 metri di profondità (e altri sette “buchi” di appoggio) per verificare l’esistenza di giacimenti di metano tra gli strati di ligniti risalenti al miocene. Flashback. Nel novembre del 2006 il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il professor Enzo Boschi, parlò, addirittura a Nairobi (in Kenia), di questo fantascientifico intervento nel cuore della Maremma, dettagliando il progetto con riferimenti al partner (Enel Ricerca) e ai costi (150 milioni di euro). In Italia l’interesse per la materia è grande tanto che a finanziare le indagini conoscitive sui siti più interessanti, tra cui appunto Ribolla, è stato il Ministero per lo Sviluppo Economico. La Independent, si legge nella mission, lavora per dare sicurezza al sistema della distribuzione del gas naturale attraverso la realizzazione e la gestione di stoccaggi.
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