Proteste
«Si riparte dai circoli didattici»
L’assessore Ceccarelli sulla scuola dopo la Corte Costituzionale: «Serviva una proroga, lo dicevo»
GROSSETO. Criticato da tutto l’arco dell’opposizione, da Sel al Pdl. Preso di mira da una parte del Pd che farebbe a meno di lui e del suo partito, l’Idv, all’interno del quale non mancano i distinguo nei suoi confronti. Ma le due nuove deleghe conferitegli dal sindaco Bonifazi corroborano il rapporto fiduciario con il primo cittadino ed aumentano il suo peso negli equilibri della giunta.
È agrodolce la condizione dell’assessore Luca Ceccarelli, nelle cui mani è tornata la questione del dimensionamento scolastico. La sentenza della Corte Costituzionale ha definito illegittimo uno degli architravi della riforma Gelmini, l’obbligo per gli istituti comprensivi di raggiungere la famigerata quota 1000 alunni (500 in casi specifici).
Cosa succederà a Grosseto? «In punta di diritto si torna alla situazione preesistente, ovvero i circoli didattici. La Corte costituzionale però restituisce l’ultima parola alla Regione e aspettiamo le sue indicazioni, anche se l’assessore Targetti ha dichiarato di voler seguire i piani presentatigli dalle province».
Lei è stato accusato di aver eseguito pedissequamente le indicazioni dell’asse Pd nei tre livelli di governo locale. Il tutto condito da una scarsità di dialogo con docenti e genitori. «Non potevamo non tenere conto del quadro politico che forniva indicazioni chiare, sempre tra i paletti della legge Gelmini. Per quanto riguarda il dialogo, dal 2010 è stato creato un gruppo di lavoro con tutti i dirigenti scolastici di Grosseto, il provveditore, un rappresentante degli amministrativi e le istituzioni. La normativa cambiava continuamente ed i tempi non consentivano consultazioni perpetue. Consideri che il 30 novembre la Provincia ci disse che entro il 5 dicembre avremmo dovuto trovare una soluzione per Scansano e Castiglione che avrebbero gravitato intorno al capoluogo».
Lei sarebbe stato favorevole ad una proroga di un anno, come concesso dalla Regione ad altri comuni, ma l’intervento congiunto di Bonifazi e Marras la mise con le spalle al muro. «Secondo me era opportuna una proroga perché non avevamo trovato una sintesi, però ho dovuto tener conto di un contesto che va oltre comune di Grosseto. La realpolitik c’è stata per forza di cose».
Le deleghe ereditate dall’assessore Mancini, alla casa ed alle aree peep, sommate a quelle già nelle sue mani, sociale e pubblica istruzione, le danno pieni poteri di indirizzo per l’edilizia scolastica ed abitativa. «Queste deleghe mi forniscono un ambito d’azione completo, ma c’è il problema delle risorse. Non ho grandi proclami da fare, mi coordinerò con l’Epg con sano realismo. L’edilizia popolare è normata da leggi regionali, io punterei ad incrementare la costruzione di nuovi alloggi ed aumentare i canoni di locazione delle case popolari per le fasce più alte».
Tanti incarichi, compresa la presidenza di Iside per la quale è stata ventilata l’incompatibilità. «Mai stato attaccato alla poltrona. La questione nasce dallo statuto di Iside che fa riferimento all’assessore competente e non a Luca Ceccarelli. Se viene dichiarato illegittimo, il giorno dopo mi dimetto».
Il regolamento per l’accesso all’emergenza abitativa, che innalza il criterio di residenza dai 2 ai 3 anni e parifica le coppie sposate ai conviventi, è stato criticato da molti. «Da sinistra sono critiche strumentali, a Torino Sel ha votato un regolamento uguale. Senza farci condizionare dai comitati abbiamo smorzato la tensione sociale dando una risposta normativa equilibrata. L’equiparazione tra coppie sposate e quelle di fatto è un gesto di civiltà».
Per gli asili nido l’Isee non influisce più solo sulla quota di compartecipazione ma anche sull’accesso. Potrebbe favorire chi ha meno bisogno? «Il bisogno è un concetto relativo, ma l’Isee è l’indicatore che lo certifica meglio di tutti. Se c’è un problema di evasione fiscale va spostata lì l’attenzione»
Due mega centri commerciali a Grosseto sono necessari? «Possono anche esserci, ma dobbiamo ragionare sul modello di città che abbiamo in mente. L’impatto sui negozi di vicinato, lo sviluppo urbano dei nostri quartieri – si vedano le polemiche per la festa della birra - sono tutti tasselli di un discorso complessivo».
A Grosseto l’Idv è diviso in due fazioni ben riconoscibili, giovani amministratori (Ceccarelli, Rosini, Tenuzzo ndc) da una parte ed ex socialisti dall’altra. «Noi giovani amministratori non ci siamo mai dichiarati maggioranza ma abbiamo sempre parlato a nome del partito. Invece c’è qualcuno che si auto definisce minoranza interna con un atteggiamento poco costruttivo».
Di Pietro attacca sia Bersani sia Vendola, le questioni romane si riflettono sugli assetti locali? «Nel Pd locale l’insofferenza verso l’Idv è di una parte minoritaria. È in atto una scomposizione del quadro politico, non è però accettabile che nell’ambito del centrosinistra alcuni pezzi di partiti corrano per conto loro».
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