La manifestazione
«Peggio il degrado della movida»
L’architetto Aureli va all’attacco del Comune e dell’Associazione del centro, di cui è stato presidente
GROSSETO. Faldoni con diverse foto e documenti sul degrado cittadino meticolosamente preparati sul tavolo – accanto a una fresca copia del Tirreno – e un’energica stretta di mano: ci accoglie così, nel proprio studio di via Trento, Roberto Aureli. Parla in duplice, anzi triplice veste: architetto, docente di storia dell’arte ed ex presidente dell’associazione Amici del centro storico. La chiacchierata dura un paio d’ore. E il tempo, alla fine, ci sta addirittura stretto. Il professionista spiega il proprio punto di vista sulle attuali condizioni in cui versa il centro. E non risparmia nessuno. Dalle Mura a palazzo Mensini, dall’ex ospedale al decoro urbano: tanti gli argomenti trattati. Tutti con la consueta schiettezza.
L’associazione. Aureli è stato presidente degli Amici del centro storico a lungo. La decisione di lasciare il vertice dell’associazione e divenire semplice socio fondatore matura all’inizio del 2011, quando l’architetto sceglie di presentarsi alle elezioni comunali. «Ho seguito la polemica nata tra il gruppo e gli organizzatori della Festa della birra. Devo dire che oggi non mi riconosco più nelle azioni portate avanti dall’associazione che ho presieduto. Non si può ridurre tutte le questioni che affliggono il nostro centro storico a una sterile battaglia contro qualche ragazzo che fa poco o nulla di male. Vedo che si parla tanto di movida, ma francamente credo che i problemi siano ben altri e di ben altro spessore. Viviamo in una condizione di degrado strutturale e poi andiamo a lamentarci non appena qualcuno investe. Non ha senso».
L’osservazione al Ru. A dimostrare l’ampio raggio di interessi per cui era nata l’associazione degli Amici del centro, Aureli ci mostra un documento: è l’osservazione al regolamento urbanistico, corredata di numerosi spunti. Il gruppo la presenta, nel settembre 2010, al sindaco. Molte le proposte. Tra queste la richiesta di esenzione per 10 anni dalla Tarsu per i fondi commerciali; la destinazione di una quota del gettito delle multe per interventi sull’arredo urbano e la sospensione, per un quinquennio, del costo del parcheggio intorno alle Mura, in modo da incentivare le presenze nel salotto buono. Viene inoltre sollecitata la stesura di un preciso piano del colore e del verde pubblico, oltre all’elargizione di incentivi pluriennali per attività che producono e vendono prodotti tipici maremmani, con tanto di locazioni calmierate dal Comune.
Le Mura. Ai suggerimenti contenuti nell’osservazione al Ru se ne sommano altri due legati alla cerchia muraria, insomma qualcosa che va ben oltre la semplice protesta per eventi ritenuti chiassosi: «Chiedemmo la cessione, in comodato gratuito decennale, di porzioni dei bastioni ad aziende florovivaistiche del territorio – ricorda Aureli – oltre a accordi con le istituzioni scolastiche. Una volta al mese sarebbe stato bello, poi, dar vita a mercatini del verde. L’altra idea riguardava, anzi riguarda, l’istituzione dell’Opera delle Mura, una realtà simile a quella lucchese. Un mezzo autonomo, indispensabile per valorizzare il monumento mediceo e i giardini lorenesi».
Il degrado. Aureli è stato uno dei primi, forse il primo consulente sul degrado che abbia agito a Grosseto. I suoi studi sulle situazioni di disagio risalgono all’inizio degli anni novanta, ma da allora «Tutto è stato lasciato a se stesso. Certo, qualcosa si è recuperato, ma la pavimentazione in centro è vergognosa e alcune strutture sono ancora oggi fatiscenti. E poi leggo che il Comune ha avuto il coraggio di presentarsi come parte civile contro due clochard, accusati di occupare la struttura dell’ex Garibaldi. Questo è ridicolo. Dovremmo essere tutti noi – dice allargando le braccia – a chiedere i danni all’Amministrazione per lo stato d’incuria e abbandono di edifici storici, come quello che era l’orfanotrofio, o palazzo Mensini, o l’ex ospedale. Quanti quattrini sono stati buttati al vento per pagare affitti, anziché rimettere a posto il patrimonio esistente?» La chiacchierata è finita. Un’altra stretta di mano. Alcuni faldoni vengono riposti con cura. Lì c’è un pezzo della storia di Grosseto. Peccato che dopo vent’anni sia sempre la stessa.
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