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Era il piano “Fiume Bruna” quattro settimane di test

Era il piano “Fiume Bruna” quattro settimane di test

RIBOLLA. Tre anni fa. Luglio 2009. L’estrazione del metano dal sottosuolo di Ribolla diventa qualcosa di concreto. Tangibile. Non più un progetto su carta. La fase esplorativa del piano denominato...

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RIBOLLA. Tre anni fa. Luglio 2009. L’estrazione del metano dal sottosuolo di Ribolla diventa qualcosa di concreto. Tangibile. Non più un progetto su carta.

La fase esplorativa del piano denominato Fiume Bruna, nel territorio del Comune di Roccastrada, si sostanzia nell’apertura di un enorme cantiere, con una trivella mai vista da questa parti, nella proprietà Ciacci, a poche centinaia di metri dal rettilineo del Madonnino. Le operazioni di perforazione durano 4 settimane, raggiungendo gli strati carboniferi nel sottosuolo a 700-1000 metri di profondità. In quel cantiere mi ha accompagnato Roberto De Mattia, direttore generale di Independent Energy Solutions. Spiegò la tecnologia Coal Bed Methane (Cbm), sviluppata con successo negli Stati Uniti e in diversi altri paesi europei.

Non parlò mai di fracking. «Il nostro piano consiste nell’estrarre, attraverso il sistema Cbm, il metano contenuto negli strati carboniferi sotto Ribolla. In una seconda fase, poi, il progetto prevede di stoccare la Co2 nei pori del carbone lasciati liberi dal metano. In pratica La Co2 si “incolla” al carbone, si fissa cioè nei suoi pori in maniera irreversibile. Ovviamente il nostro primo impegno è il ripristino dei siti come erano prima dell’investimento. Non solo. Vorremmo che fosse chiaro che quella in corso (si parla del 2009 – ndr) è una fase esplorativa: tracceremo delle linee sismiche per individuare con precisione la profondità e la consistenza del carbone. Poi è prevista una perforazione di 5-7 piccoli pozzi per verificare la capacità produttiva. Contemporaneamente un controllo dei dati ci permetterà di verificare la compatibilità industriale ed ambientale di una eventuale seconda fase (di coltivazione) del progetto, che comunque partirà dopo il 2012».

Per la cronaca l’eventuale metano estratto sarebbe a bassa pressione, quindi non richiederebbe metanodotti invasivi. I pozzi (simili ai pozzi per l’acqua potabile) sono infatti di piccole dimensioni. Sono collegati da una rete di tubi di 3 pollici di diametro interrati e protetti per evitare perdite e dispersioni. Il progetto completo, tuttavia, sarà presto sottoposto ad una specifica valutazione di impatto ambientale e a un nuovo iter autorizzativo. Ma il punto oggi è un altro. Il fracking, la fratturazione idraulica degli strati più profondi del suolo, è vietato in diversi paesi europei in quanto ritenuto pericoloso per l’ambiente. Si ipotizza infatti una correlazione tra questa tecnica estrattiva e la contaminazione di acque potabili, la destabilizzazione dei terreni, smottamenti e terremoti. Le domanda sorgono spontanee: per le esplorazioni di Ribolla del 2009 è stata usata questa tecnica? In che modo? E’ davvero così pericolosa? (g.b.)

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