Il Tirreno

Grosseto

Cinghiale ucciso in mare due cacciatori a processo

di Alfredo Faetti
Cinghiale ucciso in mare due cacciatori a processo

Furono fotografati dai volontari della Lega protezione uccelli e denunciati Gli animalisti chiedono al comune di Monte Argentario di costituirsi parte civile

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PORTO ERCOLE. Quel cinghiale, ucciso con un colpo a bruciapelo durante una disperata fuga in mare, avrà la giustizia che merita. I due cacciatori che il dicembre scorso hanno inseguito l’animale in barca infatti sono stati citati in giudizio dal tribunale di Grosseto, a seguito di una denuncia presentata a suo tempo dal Pae (partito animalista europeo).

Il reato contestato è quello relativo alla caccia da natanti, un comportamento proibito per legge. «Siamo soddisfatti» dicono i vertici, ma ancora non basta. Vogliono un segnale forte: «chiediamo che il sindaco di Monte Argentario si costituisca parte civile».

È una vittoria del mondo animalista, che attraverso le sue reti è riuscito a venire a capo di questa vicenda. Il primo passo l’ha compiuto la Lipu (lega italiana protezione uccelli), che a dicembre si è imbattuta senza volerlo nella scena. Tre volontari infatti, quella domenica, stavano facendo un’escursione sulle colline di Porto Ercole quando hanno sentito degli spari. Dopo poco, come un lampo, «abbiamo visto il cinghiale lanciarsi in mare», ha raccontato un volontario. Stava fuggendo da due cacciatori che non si sono scoraggiati quando lo hanno visto in acqua.

Con il cellulare hanno chiamato un terzo uomo, che poco dopo si è avvicinato alla riva con la sua barca. E una volta a bordo non hanno impiegato tanto a raggiungere l’animale, sparargli da meno di un metro e caricarlo sull’imbarcazione. La fuga, l’inseguimento in barca e gli spari, però, sono stati immortalati dalla macchina fotografica della Lipu, che prima ha denunciato l’accaduto ai carabinieri e poi ha diffuso in rete la sanguinaria sequenza. Il tam-tam di internet ha portato ad altre denunce nel giro di un solo giorno, tra cui quella del Pae.

«Nei giorni scorsi è stato notificata al nostro legale la citazione in giudizio dei due cacciatori» spiega il coordinatore nazionale del partito Enrico Rizzi. I cacciatori, entrambi della zona e in regola con le autorizzazioni, dovranno così comparire il 24 gennaio del 2013 nella sede distaccata del tribunale di Orbetello.

«Auspichiamo adesso la adeguata severa condanna. Noi come parte civile chiederemo il massimo della pena» tuona il segretario nazionale Sonia Fraioli. In realtà, il reato di caccia da natanti, così come previsto dalla legge, non va al di là di una contravvenzione, come gran parte dei reati venatori. «Ci auguriamo anche che la Procura non conceda nuovamente il porto d’armi ai due» continua Rizzi. Manca ancora qualcosa per gli ambientalisti in questa vittoria. Manca una condanna diretta da parte del mondo politico. Manca un segnale che era già stato richiesto a dicembre, direttamente al sindaco Arturo Cerulli.

«Vogliamo che il Comune si costituisca parte civile, perché ci ha rimesso anche l’immagine del territorio. – spiega il coordinatore – Noi già nei giorni dopo l’accaduto avevamo chiesto al sindaco di prendere posizione, ma in quell’occasione ha fatto “le orecchie da mercante”. Non fece niente, neanche un comunicato. Oggi chiediamo invece un suo intervento netto». 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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