Finanza
«Festa troppo rumorosa» Anche se è per solidarietà
Vicino del Liz Bar va in Comune per i decibel della serata-ricordo di Massimiliano Era stata organizzata per raccogliere fondi (1.600 euro) per la lotta alle leucemie
FOLLONICA. Neppure la solidarietà ferma la guerra al rumore. Sono stati 1.600 gli euro donati all’Associazione italiana contro le leucemie grazie ad una serata organizzata in ricordo di un amico scomparso troppo presto, Massimiliano Saitta. Eppure nonostante tutto, c’è chi non ha gradito la confusione di quella notte tanto da andare a lamentarsi con gli amministratori comunali.
Spesso la città del Golfo viene paragonata ad una casa di cura per anziani da coloro che vorrebbero vivere la notte senza i molti limiti imposti dalle norme. Ma anche il rumore dà fastidio, anche se la festa è a scopo benefico.
Il 28 aprile scorso per ricordare Massi, trentenne follonichese scomparso a dicembre del 2011, è stata organizzata una serata di musica e cibo al Liz Bar di via Colombo, grazie al supporto del proprietario del locale, Francesco Sozzi, amico del giovane pompiere. Una notte piena di emozioni: c’erano proprio tutti a ricordare quel ragazzo che sino all’ultimo ha lottato contro un brutto male. Dalla famiglia, ai compagni di sport, agli amici di sempre, la festa ha riscosso un grande successo, tanto che pochi giorni dopo gli organizzatori sono andati a versare 1.600 euro nel conto dell’Ail, associazione che da anni promuove la ricerca contro la leucemia. La soddisfazione della riuscita della manifestazione è stata però rovinata dalla notizia di qualche voce fuori dal coro.
Un imprenditore follonichese è andato in Comune per lamentarsi della confusione provocata quella notte. Da lì lo sfogo su Facebook del proprietario del Liz, che ancora una volta deve fare i conti con chi non accetta la presenza di un locale che qualche volta può alzare il volume della musica. «Io farei un applauso a quel genio», scrive Sozzi in un momento di rabbia sulla sua pagina nel social network.
Così anche stavolta non sono bastati i permessi concessi, l’aver pagato dei tecnici affinchè tutto fosse in regola: chi non gradisce il rumore lo fa presente, spingendo poi l’amministrazione comunale ad una rigidità forse poco consona ad una città di mare, che di fatto ad oggi vive di turismo e di commercio.
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