Il Tirreno

Grosseto

Denuncia il bar per il troppo rumore chiusa la veranda

di Alfredo Faetti

Il Tar dà ragione al Comune che ha emesso l’ordinanza L’atto è stato firmato nel periodo di “vacatio” del sindaco

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GAVORRANO. Una veranda è entrata nel centro della polemica al Filare, il piccolo crocevia tra la collina su cui sorge Gavorrano e la valle.

Il Comune nei mesi scorsi ha emesso un’ingiunzione che la classifica come un presunto abuso edilizio e il Tar fiorentino gli ha dato ragione, anche se è in quella posizione da anni. A firmare l’ordinanza è stato il responsabile del settore politiche ed economia del territorio dell’ente, anche perché quando è stato notificato alla guida del Comune non c’era nessuno.

Era la prima metà di marzo infatti quando l’allora sindaco Massimo Borghi arrivò all’epilogo della sua travagliata vicenda giudiziaria. Ineleggibile: questo il verdetto, con l’obbligo per lui di lasciare la fascia tricolore. Già, ma a chi? Borghi e la sua maggioranza lo hanno spiegato per mesi che in caso di decadenza a capo della giunta sarebbe andata la vice, Elisabetta Iacomelli. Come in effetti poi è andata.

Però, in quel momento, mancava una sorta di ufficialità nel passaggio di consegne, con le opposizioni che spingevano per avere chiarezza. Arriverà qualche settimana dopo, con una nota della prefettura. Intanto però, in quel momento vuoto dalla figura di sindaco, una cittadina ha bussato alle porte degli uffici comunali, a pieno regime nonostante le diatribe giudiziarie.

È andata a denunciare quella veranda, probabilmente lamentandosi del rumore, visto che abita nella frazione, e gli uffici hanno emesso l’ordinanza, nel pieno della loro legittimità. Ma sotto quella tenda, «come ce ne sono molte nel comune di Gavorrano» spiegano dagli uffici della cooperativa Colonna, a capo della struttura, ci sono passati molti cittadini. La veranda infatti fa parte di un bar-ristorante, punto di ritrovo per molte persone della zona, che vanno a godersi la fresca ombra estiva. Lì a pranzo va anche il Gavorrano calcio, la squadra del paese che milita nel calcio professionista.

Fatto sta che gli uffici hanno fatto partire l’ingiunzione, contro cui la  cooperativa non ha esitato a fare ricorso al Tar. La scorsa settimana è arrivata la sentenza, che ha respinto la domanda cautelare (per sospendere l’ingiunzione) presentata da La Colonna.  Respinta dopo aver «rilevato che la domanda cautelare proposta non appare assistita dal necessario presupposto del fumus boni juris (“buon diritto” ), in specie a fronte, sotto il versante oggettivo, della consistenza e destinazione dell'opera in contestazione».

Questa è la stringata motivazione data dai magistrati. La cooperativa però non vuol darsi per vinta e dagli uffici fanno sapere che tutto è pronto per andare avanti con il processo, arrivando fino in secondo grado, ossia il Consiglio di Stato.
Spetterà di nuovo ai giudici stabilire se sotto quella tenda si potrà continuare a mangiare oppure no, come succede ormai da decenni. Intanto la veranda resterà e la battaglia sarà di nuovo spostata nelle aule giudiziarie. Quello che è certo è che anche senza il sindaco, gli uffici comunali hanno continuato a fare il loro lavoro.

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