Sicurezza
Le lettere appassionate di Imberciadori
Presentato l’archivio dello storico di Castel del Piano che contiene documenti e la corrispondenza dello studioso
CASTEL DEL PIANO. Documenti, corrispondenza, reperti medievali, materiale iconografico. Queste le 4 sezioni dell’archivio Imberciadori di Casteldelpiano, riordinato da Chiara Luciani ed Elena Vellati, a breve a disposizione del pubblico. E poi la torre campanaria dell’antico convento di San Processo restaurata e resa fruibile. È stato presentato ieri mattina alla presenza del presidente onorario dell’istituzione Imberciadori, Giuliano Amato e di politici, esperti d’arte, storici. Una soddisfazione per l’amministrazione comunale che affida ancora una volta alla cultura e al nome di un figlio illustre, la possibilità di inserirsi in circuiti culturali di prestigio. Come fare da capofila degli archivi provinciali (lo hanno ribadito l’assessore Pieraccini, il sindaco Franci, la presidente Longo) o essere una tappa importante, con San Processo, dei luoghi medievali. Ma quello che è venuto fuori dalla presentazione dell’archivista Chiara Lauciani, è stato, soprattutto, il profilo di un grande uomo e di uno studioso di prim’ordine, con un metodo di lavoro che ha sempre puntato sui documenti e sulla loro lettura e sorretti da una carica umana inconfondibile. Un “metodo Imberciadori”, insomma, come ha sottolineato Paolo Nanni dell’Università di Firenze e dell’Accademia dei Gergofili di cui Imberciadori fu membro. Scientificità, dunque, di un lavoro di ricerca durato tutta la vita (dagli anni ’30 agli anni ’90, fino alla vigilia della morte avvenuta nel 1995, quando Imberciadori aveva 93 anni) e che ha avuto interlocutori di varia formazione: da Volpe a Sereni, da Fanfani a Scalfaro a Melis, da Sestan a Cantimori, fino a Enrico Fermi. Una preziosa corrispondenza tenuta viva sia con amici di fama, ma anche con tanti ex allievi che adoravano questo docente universitario modesto e umanissimo (come hanno dimostrato le letture fatte da due attori, Giorgio Zorcù e Sara Donzelli) e che viveva l’insegnamento come una missione. Le lettere svelano, dunque, un uomo ricco di passioni: per la storia dell’agricoltura (fondò anche la rivista omonima), per la storia d’Amiata, per la Maremma, il cui volto rurale è stato esplorato dalla sua attività pionieristica. Ma soprattutto (lo ha messo in luce Luciana Rocchi presidente dell’Isgreg), l’ottica di Imberciadori è stata sempre ampia ed ha collegato la micro con la macrostoria. Mai miope, insomma, ma aperto alla scoperta. Adesso si spera in una pubblicazione con apparato critico, e poi mettere nella rete degli archivi il patrimonio documentario. Nel futuro dell’istituzione ci sono contatti coi giovani e con le università. Il presidente Giuliano Amato ha commentato una descrizione firmata Imberciadori, dell’Amiata, luogo solitario da cui si avvista, però il resto del mondo. Un testamento spirituale e un invito a guardare lontano, proteggendo le proprie radici.
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