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Ex Mabro, concordato ko

Ex Mabro, concordato ko

La corte di appello accoglie il ricorso Mps su Royal Tuscany

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GROSSETO. Tutto da rifare per il concordato preventivo di Royal Tuscany, la società che ha gestito la ex Mabro fino a febbraio 2011 e per la quale, adesso, si riaffaccia lo spettro del fallimento.

La corte di appello di Firenze ha accolto, infatti, l'opposizione del Monte dei Paschi di Siena alla decisione del tribunale di Grosseto di omologare la proposta di concordato preventivo.

La decisione della corte di appello è arrivata mercoledì sera. In primo grado il concordato preventivo era stato omologato nonostante fosse accompagnato dal parere contrario del commissario liquidatore Enrico Domenichelli, che non aveva visto concretizzarsi alcuni degli impegni presi dai soci dell'azienda e che avrebbero dovuto rimpinguare le risorse della proposta di concordato.

Il tribunale aveva omologato un concordato preventivo che prevedeva il pagamento al 100%, e non al 40% come nella precedente ipotesi, del credito privilegiato vantato dal Monte dei Paschi di Siena.

Ma per far questo erano state ridotte di circa la metà le aspettative di riscossione dei creditori chirografari che, a suo tempo, avevano aderito, con un voto, a una proposta che prevedeva di pagare loro il 15% dei crediti.

Ed è proprio su questo punto che il giudice di appello ha deciso respingere l'omologazione del concordato, non ritenendo possibile, evidentemente, ridurre la percentuale di credito già accettata dagli altri creditori.

Adesso tutto torna nelle mani del tribunale. Se l'azienda presenterà una nuova proposta di concordato non è esclusa la possibilità di una nuova omologazione, altrimenti sarà dichiarato il fallimento della Royal Tuscany.

La banca Monte dei Paschi di Siena, da noi sentita sulla vicenda, in una nota, spiega che: «La decisione della corte d'appello di Firenze è la conferma che, per come formulate in domanda, non sussistevano le condizioni di legge per l'omologazione del concordato preventivo. È stata quindi riaffermata la solidità della posizione difensiva di Banca Mps, che ha avuto ragione sulle proprie prerogative in coerenza con la linea assunta fin dall’inizio della vicenda. La pronuncia della corte d’appello – puntualizza infine la Banca – non implica un’inevitabile prospettiva di fallimento per la Royal Tuscany, la quale del resto non è mai stata lo scopo delle condotte processuali poste in essere dalla banca».

Enrico Pizzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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