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Grosseto

Camilli: «Ma come si fa a dargli credito?»

Camilli: «Ma come si fa a dargli credito?»

Il patron annuncia azioni risarcitorie contro il brasiliano che lo ha coinvolto nell’ultimo interrogatorio

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GROSSETO. Dalla rabbia di Piero Camilli, alle lacrime di Gianfranco Andreoletti dell’Albinoleffe. Due storie di presidenti che non ci stanno, che si sentono danneggiati e vittime dei giocatori.

Camilli viene chiamato in causa da Joelson, che l’accusa di aver dato l’ok alla presunta combine con l’Ancona del 30 aprile 2010. «Sono sdegnato e sconcertato - dice Camilli - perle dichiarazioni di Joelson. Le stesse, oltre ad essere intervenute, per la prima volta, dopo numerosi interrogatori resi dal brasiliano, nel corso dei quali il calciatore non aveva mai citato il presidente del Grosseto, risultano, per quanto mi riguarda, completamente false, smentite dai diretti interessati chiamati in causa dal calciatore, nonché profondamente calunniose e diffamatorie».

«In oltre trent'anni di attività - ribadisce Camilli - non sono stato nemmeno sfiorato dal sospetto di essere coinvolto, a qualsivoglia titolo, in illeciti sportivi, avendo, peraltro, denunciato, in ripetute occasione ed in tempi non sospetti, prima dell'inizio della stagione 2009/2010, alla Procura federale e alla Procura della Repubblica competente, ipotesi di frode nelle competizioni calcistiche del torneo di serie B, contribuendo all'apertura dei procedimenti sportivi e penali».

Secondo Camilli, dietro alle dichiarazioni di Joelson «c’è un disegno ben preciso. Io ho chiesto il sequestro dei beni ai giocatori coinvolti nell’inchiesta e lui mi chiama in causa per non pagare i danni».

«Io con Joelson - prosegue - non ho mai parlato e se proprio lo volete sapere non ho neanche i numeri di telefono dei miei giocatori. Avete visto che nemmeno ha detto di aver parlato con me, ma di essersi servito di Iaconi? Ma come si fa a dare credito a uno che si sarà venduto 30-40 partite e che doveva tirare fuori qualche nome per poter essere scarcerato?».

Alla luce del comportamento gravemente lesivo di Joelson, Camilli fa sapere: «Adotterò, senza indugio, ogni opportuna azione, in sede penale e civile, anche ai fini risarcitori, a tutela della propria immagine di dirigente sportivo, imprenditore e politico di specchiata integrità e moralità».

Il presidente biancorosso, che ha ospitato ieri anche una troupe di Sky Sport nell’azienda di Acquapendente, si dice fiducioso del fatto che la verità, ma anche «stanco di questa situazione». L’ultima battuta è sulla penalizzazione: «Non avrei voluto patteggiare, a livello morale è una cosa che non accetto. Alla fine, però, ha prevalso la ragione: se fossimo andati a processo, magari avremmo preso otto o dieci punti di penalizzazione e poi avremmo dovuto fare dei ricorsi perdendo un sacco di tempo».

Maurizio Caldarelli

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