La manifestazione
«La burocrazia uccide il microcredito»
Poco l’impegno della Regione e scarsa elasticità delle banche: su 8 milioni di euro ne sono stati spesi soltanto 600mila
GROSSETO. Un plafond da un milione e duecentomila euro, che significherebbe otto milioni di euro in Toscana a disposizione delle fasce più bisognose della popolazione. Di quelle persone costrette a bussare alla porta della Fondazione antiusura per ottenere piccoli prestiti e andare avanti, cercando di salvare case, attività, di non farsi staccare le utenze o anche solo di potersi curare. «Peccato però - dice Lelio Grossi, presidente della Fondazione Toscana prevenzione usura - quei soldi siano rimasti sulla carta. Nella nostra regione sono stati stanziati poco più di cinquecentomila euro. Colpa della burocrazia, da una parte, e degli istituti di credito che sono poco elastici».
La situazione della quale parla Grossi la conoscono bene nella sede della Misericordia di Grosseto, dove Mauro Friani e Francesco Bechelli, dal 2010 hanno visto sfilare tante persone nel loro ufficio. Il caso della signora Rosanna Porcu, la commerciante alla quale due banche hanno rifiutato un finanziamento ottenuto grazie al centro antiusura non è isolato. Nessuno punta il dito contro questa o quell’altra banca. Ma contro un sistema che sembra non funzionare al meglio. «Le pratiche, una volta valutate da noi arrivano alla sede centrale di Siena - spiegano - dove vengono studiate e approvate da una commissione. Da lì arrivano a Fidi Toscana che invia la lettera di accompagnamento per le banche».
A questo punto quindi, gli istituti di credito dovrebbe concedere quei finanziamenti, che sono garantiti appunto dalla Regione. «Ma a volte non è così - dicono alla Fondazione - perché una volta in banca, la pratica viene valutata di nuovo». E se ci sono dei problemi, viene respinta. «Ma è chiaro che il microcredito - aggiunge Grossi - venga richiesto da persone che non sono “bancabili”, come si dice in gergo. E che quindi non possano accedere al credito in altro modo». Le garanzie di Fidi Toscana, il plafond della Regione servono proprio a questo. «Anche perché - aggiungono Friani e Bechelli - se le banche aderiscono a questo progetto e concedono un finanziamento e il debitore non restituisce i soldi, male che vada perdono solo il 10%». 400 euro sul massimo finanziabile, quindi.
A Grosseto il servizio viene svolto, come nel resto della Toscana, da volontari: alla Misericordia, ma anche all’Altracittà di don Enzo Capitani e all’Acli. «È arrivato il momento - aggiunge Grossi - di metterci di nuovo intorno a un tavolo. La Regione deve darci i fondi che erano stati stanziati per le campagne promozionali del servizio, le banche devono dimostrare più elasticità e permetterci di evadere più pratiche possibili. Gli istituti bancari che hanno firmato la convenzione devono crederci in questo progetto. È impossibile che ci siano soldi stanziati che non possono essere spesi». E la Regione? «Abbiamo chiamato - dice abbiamo protestato. Ma la burocrazia sembra parlare un linguaggio diverso dal nostro». Il linguaggio parlato alla Fondazione antiusura è lo stesso della signora Porcu che ancora non ha ottenuto i tremilaseicento euro per pagare le tre rate dell’affitto. «Alla Fondazione sono stati eccezionali - dice - ma io ho deciso di non fermarmi. Presenterò un esposto alla Regione, perché nella mia situazione non sono certo da sola».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
