Sicurezza
Lolini va all’attacco «Centri commerciali due sono troppi»
Lo sfidante di Bonifazi critica l’operato della giunta «Programma tradito, assicura solo rendite di posizione»
GROSSETO. «Non sono riuscito ad avvertire il presidente Lecci, ma non ero presente a causa di motivi familiari». Fuga i dubbi e blocca sul nascere le possibili illazioni Mario Lolini, uno dei tre grandi assenti nell’ultimo consiglio comunale. Un consesso nel quale è stato affrontato uno dei cardini sul quale l’ex candidato a sindaco per il centrodestra aveva imperniato la propria campagna elettorale: il centro commerciale. «In realtà dobbiamo usare il plurale. Scinderei la questione della monetizzazione dell’area del Commendone destinata agli spettacoli dall’incomprensibile presenza di due centri commerciali di quelle dimensioni, sebbene uno sia ancora da realizzare. Quando ero assessore ai lavori pubblici della giunta Antichi votai per la dislocazione dell’Ipercoop, non per la creazione di un doppione che mi fa rabbrividire».
Perché un giudizio così tranciante? «L’area dove è sorto il centro Aurelia Antica era vincolata dal piano strutturale ad una destinazione artigianale mentre, ancora oggi, non si conoscono i motivi ufficiali di questo cambio di rotta. Sia ben chiaro, non accuso la proprietà che ha perseguito i suoi interessi. Piuttosto il Comune sarebbe dovuto essere più incisivo nel chiedere la perequazione urbanistica. I costruttori avevano scritto una lettera di intenti, si parlava di interventi per la viabilità alternativa lungo l’Aurelia sud e la Trappola. È trascorso un anno e mezzo e non è stato realizzato niente».
Lei è contrario ai centri commerciali? «No e sono favorevole a chi investe nel nostro territorio. L’importante è che queste strutture non abbiano la velleità di sostituire il commercio al dettaglio. Capisco i timori degli esercenti, ma basterebbe ad esempio che il centro commerciale naturale spiccasse il volo per reggere il confronto. Invece il centro storico è sempre più desolato».
Colpa delle due giunte targate Emilio Bonifazi? «Il Tirreno, attraverso le cinque domande su altrettanti progetti bandiera (regolamento urbanistico, Piuss e centro Etruschi, mura medicee, Chelliana e biblioteca, sede unica del Comune, scavi di Roselle ndc) ha smascherato la finzione del programma elettorale di Bonifazi. Per non parlare del polo logistico di Braccagni, la cui realizzazione è stata sbugiardata dalla Regione, o della manutenzione del decoro urbano. Stiamo ancora aspettando l’accorpamento delle tre società in house (Investia, San Lorenzo servizi, Grosseto Parcheggi ndc), intanto si è deciso di cedere il 3% della Marina di San Rocco che per me invece sarebbe strategico mantenere».
I grossetani però lo hanno preferito a lei consegnando a Bonifazi il secondo mandato. «Molti in realtà scelsero di andare al mare, altri invece hanno avuto paura della novità. Io avevo un programma ben chiaro che puntava sul sociale. La rielezione di Bonifazi è stata caldeggiata da tutti quelli ai quali il sindaco assicurava, ed assicura, rendite di posizione. Mi riferisco a società partecipate, associazioni di categoria, sistema sanitario e cooperative. L’assistenzialismo è il male peggiore della politica, che si verifichi nella rossa Toscana o nella bianca Lombardia».
Di tutti gli ex candidati a sindaco in consiglio comunale, lei è quello che sembra essersi defilato di più. «La campagna elettorale è stata faticosa ed ho preso una sorta di anno sabbatico, non appaio in prima persona ma ci sono. Con gli altri consiglieri di centrodestra ci ritroviamo settimanalmente e loro portano avanti istanze che erano presenti nel mio programma. Per me l’opposizione attuale è anche più incisiva di quella nella precedente legislatura della quale facevo parte anche io. Mi sento molto vicini ad Ulmi, Angelini, Rossi, Pacella, mentre il comportamento di Colomba, eletto nelle nostre liste e creatore di un gruppo autonomo, mi ha lasciato perplesso».
Anche lei si candidò con una lista civica col suo nome. In molti la ritengono freddo nei confronti del Pdl. «Mi accorsi della parabola discendente del Pdl e la lista civica ha evitato un drenaggio di voti da parte del centro alleato con la sinistra. La mia candidatura è stata rafforzata dalle primarie, occorre ripartire dalla base ma alcuni dirigenti lontani dalla gente non lo capiscono»
Faenzi ha sconfessato la sua candidatura definendola poco evocativa. «Dimenticandosi che ho preso più voti io che il Pdl alle ultime provinciali e regionali. Condivido quanto scritto del capogruppo provinciale De Carolis: senza rinnovamento il Pdl non ha futuro».
Detto da lei che è alla quarta legislatura... «Non sono il nuovo che avanza ma ho idee più innovative di tanti trentenni già politicamente anziani. Sono amico di Luca Agresti e l’ho sempre appoggiato, in un momento storico delicato è stato bravo a mediare tra le varie anime. Ma il progetto di un partito unico del centrodestra è fallito, non c’è stata la simbiosi tra An e Forza Italia per colpa soprattutto del populismo».
E ora? «Ci vogliono meno veline e più meritocrazia. Apprezzo la proposta di Alfano per il semipresidenzialismo, ma credo che alle elezioni del 2013 non cambierà niente».
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