Il Tirreno

Grosseto

I pendolini? Sono più lenti dei regionali

di Elisabetta Giorgi
I pendolini? Sono più lenti dei regionali

Il diario di bordo dei pendolari inferociti. «Ritardi record per i rivoluzionari Frecciabianca introdotti a Grosseto».

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GROSSETO. Sorpresa: i treni pendolini fanno più ritardo dei regionali, e a dimostrarlo è una sorta di minidossier compilato da un gruppo di pendolari maremmani inferociti. Una tabella che certifica i macroscopici ritardi dei “rivoluzionari” Frecciabianca, introdotti a dicembre sulla tratta Tirrenica.

Quanto ci mette un pendolino per andare da Grosseto a Livorno? Anche due ore e quaranta: circa un'ora in più del dovuto (a fronte di un biglietto più caro), come se il treno viaggiasse a 48 chilometri all'ora. È quanto successo pochi giorni fa sulla tratta Roma-Grosseto, dove oltre al tempo pare essere impazzito lo spazio. Il treno, infatti, a un certo punto è andato pure a marcia indietro.

«Non avevo mai visto un pendolino viaggiare sui binari come un gambero, eppure è successo», lamenta un pendolare grossetano di 35 anni. Si chiama Andrea, fa l'ingegnere e tutti i giorni prende il treno per andare a Livorno. Il Frecciabianca su cui viaggiava, un “gioiello” d'ultima generazione introdotto da Trenitalia in Maremma cinque mesi fa, il 31 maggio ha accumulato 100 minuti di ritardo tondi tondi.

È giovedì scorso quando il passeggero sale sul 9762 proveniente da Roma e di passaggio a Grosseto alle 8,24. «Quando arriva alla stazione - racconta lui - il treno conta solo 6 minuti in più: sono le 8,30 ed è quasi puntuale. Fiducioso salgo col mio abbonamento. A Livorno l'arrivo è previsto alle 9,15». Ma una volta in carrozza il tempo si gonfia, ribolle ed esplode al punto che nella città labronica il Frecciabianca arriva alle 11. Ha messo due ore e 40 per percorrere 128 chilometri, come un veicolo anni ’50. Dopo Castagneto Carducci inizia infatti a rallentare e si ferma poco prima di Bolgheri, dove sosta più di un'ora.

«Per 20 minuti il personale non ci fa nemmeno sapere niente dall'altoparlante, poi veniamo avvisati che c’è un problema tecnico alla linea e che saremmo ripartiti dopo altri 15 minuti». Pare finita lì e invece no. «Passano ancora 20 minuti e finalmente, si fa per dire, ci avvisano che il problema non è risolto e che saremmo dovuti andare a retromarcia…». Un guasto, l'ennesimo, trasforma l’ennesimo ritardo in una scena quasi umoristica. Forse un binario è rotto, forse no. I passeggeri non sanno niente e iniziano a viaggiare a marcia indietro di qualche chilometro, fino ad arrivare allo scambio precedente dove passano su un altro binario. «Non avevo mai visto un pendolino andare a ritroso», racconta il passeggero, infuriato. Lui e gli altri si guardano sbigottiti per l’ennesimo “equivoco” dei treni superveloci, presi tutti i giorni per lavoro «e che fanno più ritardo dei locali. Per colpa di Trenitalia la mia azienda mi ha decurtato due ore di lavoro in busta paga. Non è possibile andare avanti così».

Su quel treno viaggiavano altri maremmani, circa una decina tra professori, ingegneri, chimici e dipendenti comunali che stanchi dei continui ritardi hanno deciso di compilare insieme a lui una sorta di minidossier (v. un estratto in tabella). Una mappa punto per punto degli infiniti indugi e lentezze dei convogli, che promettevano puntualità e rigore a prezzo ben più alto rispetto a un locale. Un panorama d’insieme - che parla di guasti, soppressioni improvvise e (a detta dei pendolari) mal comunicate - è stato redatto non solo per esperienza sul campo ma anche sulla base dei dati riportati sul sito delle stesse ferrovie, Viaggiatreno.it.

Gli altri casi? Il 14 maggio un treno Genova-Roma 9761 partito dalla città ligure alle 5,57 accumula 46 minuti di ritardo; il 29 maggio i minuti sono 50. Facendo la media tra il 14 e il 29, il ritardo ne conta 22, che è quasi sopportabile, ma le “punte” di un’ora sono sfiancanti. Bollettino di guerra anche per il pendolino 9765 da Genova a Roma, che parte alle 12,07 e arriva alle 16,22. Il convoglio conta ben due soppressioni, cioè viene cancellato il 18 maggio e il 23 maggio per motivi non ben specificati, ma per motivi quasi certamente riconducibili a «guasti». Il 9770, altro treno superveloce della Roma-Genova di passaggio a Grosseto alle 14,55, il 29 maggio fa 58 minuti di ritardo; sono 65 quelli accumulati dal 9773 (Genova-Roma) il 20 maggio. I pendolari maremmani spiegano di aver scoperto «che i ritardi accomunano i treni pendolino fatto col materiale Etr 463: un materiale di vecchia generazione nato negli anni '90 e prima impiegato sulla tratta Firenze-Roma-Milano, da dove fu sostituito con nuovo materiale di eccellenza (Etr 500), che lo soppiantò facendo migrare l'Etr 463 sulla tratta Tirrenica. Ora aspettiamo risposte da Trenitalia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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