Il Tirreno

Grosseto

«Calcioscommesse, danno di immagine»

di Pierluigi Sposato
«Calcioscommesse, danno di immagine»

La Banca della Maremma e i tifosi pronti a promuovere un’azione di risarcimento contro chi sarà ritenuto responsabile

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GROSSETO. La Banca della Maremma si ritiene danneggiata dalla vicenda del calcioscommesse e del coinvolgimento dei colori biancorossi. Al punto che ha dato mandato a un avvocato di «valutare i presupposti - scrive il presidente Francesco Carri - di un’azione di risarcimento del danno all’immagine e alla reputazione della Banca della Maremma nei confronti di quei giocatori che risulteranno colpevoli dei reati loro contestati».

E anche i tifosi sono pronti a mobilitarsi. «Anche i club - dice il presidente del Coordinamento grossetano, Alessandro D’Amato - stanno valutando un’iniziativa simile, in sede civile o in sede penale».

Sarà l’avvocato Fabio Tavarelli a occuparsi dello studio dell’azione di risarcimento per la banca: «Siamo vicini alla società e al presidente Camilli - sostiene ancora Carri - Sono come noi parte lesa in questa vicenda e la Banca della Maremma non intende restare inerte di fronte a questi fatti, poiché si ritiene danneggiata». Il logo della Banca compare del resto anche sulla maglia dei biancorossi.

Carri ricorda che l’istituto «ha sostenuto con grande convinzione l’Us Grosseto, per testimoniare vicinanza alla città, ritenendo così di favorire anche la coesione sociale e la crescità dei giovani. La Banca della Maremma conferma il proprio intendimento di continuare a sostenere l’Us Grosseto e lo sport in generale guardando a un futuro sempre più ricco di valori, primo fra tutti la lealtà verso gli sportivi e gli avversari».

Il processo farà dunque chiarezza sulle responsabilità e di conseguenza la Banca della Maremma appunterà la sua attenzione nei confronti dei giocatori che verranno ritenuti responsabili.

Ma c’è un modo per dare una qualche forma di garanzia alle società? Come si fa - adesso che ricomincia il mercato - ad essere certi di ingaggiare persone di valore non soltanto dal punto di vista sportivo? «Si può pensare alla sottoscrizione di un codice etico, come avviene già a Varese - risponde D’Amato, che di professione fa l’avvocato - Oppure a certe clausole contrattuali precise. Però oltre non si può andare. La privacy impedisce a chicchessia, se non alla magistratura, di verificare le chiamate dei telefonini dei giocatori, tanto per fare un esempio. Io credo che alla fine di questa bufera debba però essere riscritta la norma che riguarda la responsabilità oggettiva delle società. Si potrà a mio parere chiedere alle società di mettere in atto tutte le forme di garanzie possibili dal punto di vista formale e materiale: dopo che tutto ciò è avvenuto, dopo che sarà verificato che le cautele sono state adottate, le stesse società vanno considerate da assolvere qualora qualcuno dei tesserati commetta un illecito. Altrimenti, se non si cambia qualcosa, non se ne esce».

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