Il Tirreno

Grosseto

Istituti accorpati, decide il giudice

di Lorenzo Santorelli
Istituti accorpati, decide il giudice

Cinquanta fra insegnanti e Ata si rivolgono al tribunale contro il nuovo assetto 2012-2013

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GROSSETO. Su un punto solo, lapalissiano, sono tutti d’accordo: il datore di lavoro degli insegnanti è il Miur (il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca), non la Provincia e nemmeno i Comuni.

Partendo da questo assunto oltre cinquanta tra docenti e personale Ata di vari istituti del territorio hanno presentato ricorso al giudice del lavoro del Tribunale di Grosseto contro il piano di organizzazione della rete scolastica 2012 – 2013, approvato a dicembre dell’anno scorso con una delibera votata a maggioranza dal consiglio provinciale. Paradossalmente allo stesso Ministero si appiglia la replica dell’assessore provinciale alla scuola ed università, Cinzia Tacconi. «Abbiamo dovuto seguire le indicazioni di due dicasteri, istruzione ed economia, e dei ministri di allora, Gelmini e Tremonti. Stiamo parlando di leggi del Parlamento ed il piano è stato approvato dalla Regione». Se l’offerta formativa degli istituti superiori non fu intaccata rispetto al biennio precedente, per scuole elementari e medie il piano rappresentò una sorta di rivoluzione copernicana dalla quale scaturirono le cosiddette verticalizzazioni. Con numerosi “accorpamenti” sono stati concepiti istituti comprensivi in svariati comuni: Monte Argentario, Orbetello, Castel del Piano, Pitigliano, Manciano, Follonica. Nel capoluogo ne sono stati creati sette, tra i quali uno “costiero” con sede a Castiglione della Pescaia ed un altro che ha inglobato anche la scuola di Scansano. Il tavolo di concertazione al quale sedettero per mesi dirigenti scolastici, rappresentanti degli enti locali e delle associazioni di categoria, non è bastato a prevenire polemiche e malumori. Insegnanti e genitori di alcune scuole, come la “G. Vico” di Grosseto, sono scesi persino in piazza con i bambini a scandire slogan contro assessori ed istituzioni. Nessuno però, fino ad ora, aveva mai adito le vie legali.

«La determinazione dell’organico di ogni istituto è sempre stata stabilita dal Ministero – spiega l’avvocato Francesco Guardavaccaro del foro di Pisa – in questo caso invece un insegnante che, ad esempio, sia stato costretto a spacchettare il proprio orario in due scuole, ha subito una lesione dei propri diritti senza potersi appellare alle tutele sindacali o alle norme sancite dal contratto nazionale». Guardavaccaro è il legale di tutti gli insegnanti ed anche dello Snals, Sindacato nazionale autonomo lavoratori scolastici, che ha presentato ricorso ad adiuvandum.

«Il giudice dovrà pronunciarsi sugli effetti della doppia competenza in materia di Miur ed amministrazione provinciale – afferma il professor Gerlando Lupo, sindacalista Snals – in riferimento alla determinazione degli organici scolastici».

«Noi non siamo i datori di lavoro degli insegnanti – sottolinea l’assessore Tacconi – e sebbene lo Snals ci avesse avvisati del ricorso, non capisco perché lo hanno presentato al Tribunale del lavoro e non al Tar». «Il giudice del lavoro può annullare anche il valore delle circolari amministrative, per questo non ci siamo rivolti al Tar – controbatte l’avvocato Guardavaccaro – solo una trattativa sindacale avrebbe potuto garantire tutti i soggetti, non un ristretto gruppo di dirigenti scolastici oltretutto selezionati dagli enti locali». I ricorrenti sono stati suddivisi in due gruppi e questo ennesimo strascico della riorganizzazione scolastica si svilupperà in altrettanti percorsi giudiziari paralleli. Le rispettive prime udienze sono previste una a metà giugno ed un’altra a settembre. «Non puntiamo solo a fare giurisprudenza – aggiunge il legale – ma a ridiscutere la ristrutturazione almeno per il 2013, dato che quest’anno scolastico ormai si è concluso». «In caso di sentenza sfavorevole del giudice decideremo sul da farsi – chiosa Tacconi – per adesso andiamo avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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