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Grosseto

Gli ex chiesero a Mora di «fargli un favore»

Gli ex chiesero a Mora di «fargli un favore»

Conteh: a Frosinone l’esterno fu accusato da Santoruvo e Acerbis di essere venuto meno agli accordi

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GROSSETO. C’è anche Frosinone-Grosseto 1-0 del 15 maggio 2010 tra le partite nel mirino della Procura Figc. I canarini avrebbero provato la combine. Sono deferiti Conteh, Mora e Acerbis, insieme al giocatore avversario Santoruvo. Perché? Tutto nasce da Kewullay Conteh (audizione del 13 aprile): «Carobbio mi disse che il ds Iaconi gli aveva riferito di aver sentito in giro che qualche mio compagno di squadra voleva lasciare la vittoria al Frosinone; sia io che Carobbio non ne eravamo a conoscenza. Ma durante il primo tempo ho visto e sentito il calciatore Santoruvo dire al mio compagno di squadra Mora “non è questo l’accordo, tu avevi dato la parola” e Mora non rispondeva. Tale conversazione veniva udita anche da Acerbis il quale negli spogliatoi, durante l’intervallo, si arrabbiò con Mora accusandolo di essersi messo d’accordo con gli avversari; Mora negava ma nel corso del secondo tempo potevo di nuovo ascoltare Santoruvo rivolgersi a Mora accusandolo di non rispettare gli accordi. Questa volta Mora replicava “adesso ce la giochiamo”.Perdemmo la partita all’ultimo minuto». Al 92’ segnò proprio Santoruvo, con il Grosseto prima in 10 (Federici) e poi in 9 (Turati).

Nicola Mora (26 aprile) entra nei dettagli: «Nel Frosinone militavano alcuni miei ex compagni, Stellone, Scarlato e Santoruvo; questi, ma principalmente Santoruvo, all’entrata in campo mi rappresentavano che loro si dovevano salvare e quindi usando il termine “mi raccomando” mi chiedevano di “fargli un favore” come ex compagno. Durante la gara continuavano a “piangere” per far sì che gli lasciassimo la vittoria». Alla fine del primo tempo, nel tunnel «Santoruvo urlava nei miei confronti “non ci si comporta così” ma io infastidito non accennai alcuna risposta. Tornai negli spogliatoi e rimasi in silenzio». Le richieste continuarono nella ripresa: «Io ho continuato a dire “noi ce la giochiamo”, tanto che ce la giocammo alla morte pur giocando in 9; alla fine segnò Santoruvo che mi indirizzò un insulto, come a significare che erano riusciti a vincere anche senza il mio aiuto». Non ricorda discussioni con Acerbis: «Ma se mi avesse accusato di essere d’accordo con gli avversari non potrei che aver smentito categoricamente».(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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