Il dolore
«Di questa storia parlerò soltanto a processo finito»
Responsabilità oggettiva: il presidente Camilli si è affidato all’avvocato Grassani per la difesa del club
GROSSETO. «Scusate, ma di questa storia ho parlato anche troppo. Preferisco aspettare la fine del processo».
Il presidente Piero Camilli, dopo essere stato alla ribalta della scena negli ultimi giorni, soprattutto grazie ai festeggiamenti dei cento anni dell’Unione sportiva Grosseto in cui si è accennato anche al calcioscommesse, chiede di spegnere i riflettori per qualche giorno, di avere un po’ di tranquillità in occasione delle fasi decisive dell’inchiesta sul calcio scommessa, aperta dalla Procura di Cremona.
Oggi, all’Ostello della gioventù al Foro Italico di Roma, si svolgerà la prima udienza, che vedrà salire sul banco degli imputati complessivamente tredici ex biancorossi.
Il Comandante, affiancato nella sua esposizione dal presidente della Lega Andrea Abodi, è stato chiaro: «Chi ha sbagliato, chi ha tradito questa maglia, deve pagare, deve chiudere con il calcio e andare a lavorare».
Il difensore del Grosseto, l’avvocato Mattia Grassani, ha preparato un piano di difesa, che si dovrebbe basare sul fatto che sì la società è coinvolta in questo filone dell’inchiesta in otto partite, ma è parte lesa. «Senza le gare manipolate da quei delinquenti - ha avuto modo di dire Camilli - nella stagione 2009-2010 il Grosseto sarebbe andato tranquillamente nei playoff o addirittura direttamente in serie A. Ci sentiamo danneggiati».
La società ha fatto partire lunedì scorso un ricorso alla Procura di Roma, teso a ribadire l’estraneità ai fatti contestati.
«Va cambiata la regola della responsabilità oggettiva (l’unica accusa mossa all’Usg, ndr) - ha detto in questi giorni il massimo dirigente - siamo in mano a questi bandi. Io ho anche chiesto il sequestro preventivo dei beni, ma non mi è stato accolto».
A Camilli non è andato nemmeno giù che sia stata archiviata una sua denuncia presentata, in tempi non sospetti, alla Procura della repubblica di Viterbo, in cui vennero fatti nomi e cognomi. «Se mi avessero dato retta a quest'ora - è stato il pensiero di Camilli sarebbe tutto finito e i colpevoli sarebbero stati condannati».
Parole dure, tese a difendere la città, i giocatori che hanno giocato alla morte per la maglia e quel “gioiello di famiglia”, cui Piero Camilli ha dato dimostrazione di tenere tanto, fuori e dentro il campo. Il ritorno in società di Vincenzo Minguzzi, uno dei fedelissimi dai tempi della serie C2, conferma che l’imprenditore di Grotte di Castro, nonostante qualche dichiarazione uscita sul web, ha intenzione di continuare a rimanere alla guida del sodalizio maremmano, con rinnovati stimoli, intenzionato a mettere in piedi una bella squadra, senza pensare al calcioscommesse e al processo che scatta oggi.
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