Il Tirreno

Grosseto

«Vivo per miracolo dopo la nuova scossa Torno a Orbetello»

di Matteo Baccellini
«Vivo per miracolo dopo la nuova scossa Torno a Orbetello»

Marco Biagetti lavorava nel capannone di Medolla crollato «Sono morti tre miei colleghi e ho anche perso il lavoro»

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ORBETELLO. Una scossa del genere, in cuor loro, non se l’aspettavano più, nonostante la grande paura del 20 maggio fosse ancora viva. Quel timore che li aveva spinti a vivere in garage, a Mirandola, due passi da Modena, ieri mattina alle 9 si è fatto dramma, consumandosi in pochi istanti di panico, crolli e altri morti. A viverlo ancora una volta, la famiglia Biagetti, originaria di Orbetello, da dieci anni residente in Emilia. Marco, padre di tre figli e marito di Barbara, è vivo per miracolo.

Il dramma Ci racconta gli istanti di quella giornata di lavoro iniziata da poco, alla Haemotronic, mentre in auto percorre l’autostrada che riporta lui e la sua famiglia a Orbetello. Scappano da quell’inferno e hanno ragione. Perché al momento hanno perso il lavoro: questione secondaria, quando in ballo c’è la vita.

«Avevo da poco iniziato a lavorare nella mia azienda di attrezzature bio medicali a Medolla (uno dei centri più colpiti dal sisma di ieri) - dice Marco - quando abbiamo sentito questa forte scossa. Ho fatto in tempo ad accorgermene e a trascinare fuori qualche mio collega che era rimasto terrorizzato dal panico. Mi ricordo il magazziniere in particolare, quasi paralizzato dalla paura».

La fuga Marco Biagetti invece è stato lucido: mentre il capannone della sua ditta veniva giù, collassando su se stesso, è uscito fuori dal suo reparto. «La mia fortuna è stata che nel piazzale di fronte al magazzino c’era un camion. Il cassone ha attutito la caduta di parte del tetto del capannone, lasciandomi lo spazio per uscire».

Tre morti Nella disgrazia di una giornata che non dimenticherà, un colpo di fortuna. Non così è andata a 3 altri operai dell’azienda. «Li davano per dispersi già stamattina - dice Marco con la voce commossa - c’erano trenta persone a lavorare al turno di mattina. Nel reparto trafila so che sono rimasti schiacciati. Si chiamavano Paolo, Giordano e Matteo. Che disgrazia». Un quarto, che in un primo momento sembrava morto, si è invece salvato da sotto le macerie comunicando via cellulare con i vigili.

Dalla moglie Passato il grande spavento, Marco è corso all’azienda della moglie Barbara, anche lei impiegata a due passi da Medolla. L’ha trovata scossa, più provata ancora rispetto al primo terremoto del 20 maggio. «Mi hanno portato fuori alcuni colleghi, non riuscivo a trovare l’equilibrio - è il racconto sconvolto di Barbara - poi non so come mi hanno portato fuori dal mio ufficio portandomi in salvo. A quel punto anche io ho iniziato a pensare a mio marito, che per fortuna è arrivato da me poco dopo».

Verso Orbetello Insieme hanno poi raggiunto l’abitazione dei nonni dove stavano i tre figli, tutti incolumi. Per loro stavolta nessun dramma: i più piccoli, il 20 maggio, erano stati svegliati di notte dalle scosse mentre erano a un’esercitazione degli scout.

Il tempo di raccogliere qualche indumento e sono partiti verso Orbetello. «Abbiamo bisogno di calma, ora». C’è da capirli.

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