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Grosseto

Pdl al bivio, troppi veleni per ripartire

Pdl al bivio, troppi veleni per ripartire

Nel difficile quadro nazionale Luca Agresti chiamato a mediare fra chi chiede il rinnovamento e i “big” del passato

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GROSSETO. Si sa: in politica Grosseto è sempre stata una città al passo con i tempi. A metà degli anni Novanta del secolo scorso, per esempio, il capoluogo maremmano fu il primo in Toscana a fiutare la forza del berlusconismo e a cavalcarne l'onda lunga grazie al carisma di Alessandro Antichi e Agresti senior.

Allo stesso modo oggi, per non rimanere indietro, ecco la Maremma riprodurre i dibattiti nazionali. È bipartisan il giocoso esercizio del “nuovo contro il vecchio”. Ma se, a livello locale, del Pd e del centrosinistra, si conoscono ormai scontri e correnti, diverso è il discorso sulle schermaglie grossetane interne al fu Pdl, uscito con le ossa triturate dalle ultime elezioni.

Qui i malumori covano da tempo, congelati in nome del passato, ma solo adesso il risultato negativo sortito dalle urne ha fatto scoccare la scintilla. Prima l'uscita di Mario Lolini (“Sto alla finestra; questo Pdl ha fallito”), poi il documento di De Carolis (“Il Pdl così non va. O si cambia o si muore”). A seguire i faccia a faccia in direzione con la critica disamina di Turbanti, l'intervento di Antichi, Luca Agresti che media, De Carolis che ci mette il carico da novanta. E anche Follonica che borbotta e prepara il lancio di Turini (ma anche in riva al Golfo il partito è diviso).

Nel Pdl ci sono due questioni centrali: la prima è molto chiara e va oltre la Maremma (cosa diventerà il partito? Quali saranno i prossimi scenari, i prossimi alleati?); la seconda è più delicata, sfumata, ma soprattutto ha contorni locali. All'interno del Pdl, da tempo, c'è un gruppo di dirigenti e militanti che chiede rinnovamento e che ritiene gli insuccessi figli della triade Agresti-Antichi-Faenzi. Nessuno, prima di De Carolis, era arrivato a dirlo in modo così esplicito ma da tre anni (spartiacque le amministrative del 2009) il problema sono proprio loro, “i migliori”, candidati praticamente a tutto il candidabile, senza peraltro grandi risultati.

Luca Agresti sta in mezzo tra il vecchio (che poi vecchio non è) e il nuovo. Tra chi ormai è un ex grossetano (il senatore Franco Mugnai) e chi vorrebbe prenderne il posto. Tra chi ha vinto, governato e fatto sognare una città per 8-10 anni e chi invece le vittorie le ha solo sfiorate. È’un ruolo scomodo, tanto più nella stagione dell'antipolitica. Ad Agresti junior si rinfaccia inoltre di non aver avuto la forza di rompere con il passato, di costruire il ricambio. Troppo timore reverenziale verso Monica, accusata di aver regalato il Comune-simbolo del Centrodestra in Maremma, verso il padre, verso Antichi. Survival-strategy invece di exit-strategy. Nessuno discute l'impegno, il metterci la faccia, ma alcune scelte proprio non vanno giù.

Formule magiche, d'altra parte, non esistono. Il congresso Pdl è di pochi mesi fa (dicembre 2011). Curioso il fatto che in quell'occasione solo Turini ebbe il coraggio di smarcarsi; altri preferirono tacere, altri ancora restarsene a casa o andare a vedere la partita aspettando un segnale che, però, ancora non è arrivato. Il Pdl è anche questo.

Adesso i nodi vengono al pettine. Presto saranno richiamati al dovere gli assenteisti (troppi latitanti in consiglio provinciale), ma soprattutto sarà varato un nuovo metodo di selezione dei candidati: le primarie. Alessandro Antichi e Laura Cutini le chiedono da tre anni. Si comincia con le politiche? Infine un diktat ben preciso: meno chiacchiere tra dirigenti, più presenza tra la gente.

Già le primarie. Nei prossimi anni, sul versante opposto, si potrebbero fronteggiare Leonardo Marras e Luca Sani (per uno scranno alla Camera). Del resto se Bersani e Renzi daranno l'esempio perchè mai la Maremma dovrebbe essere da meno?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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