Il Tirreno

Grosseto

«Credo in Italia Futura, ma non in politica»

«Credo in Italia Futura, ma non in politica»

Riccardo Breda è il vicepresidente della sezione locale: «Vecchioni sa che non mi candiderò»

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GROSSETO. Quando Italia Futura scenderà nell'agone politico, lo farà senza Riccardo Breda. Le strade del numero uno di Grosseto Fiere e dell'associazione creata da Luca Cordero di Montezemolo, della quale è vicepresidente della sezione locale, sembrano irrimediabilmente destinate a separarsi dopo che il patron della Ferrari ha confessato che “nei prossimi mesi potremmo diventare un movimento politico”.

Un annuncio che se per molti è il culmine di un'attesa messianica, per Breda significa l'inizio del conto alla rovescia che lo vedrà abbandonare Italia Futura nel giro di alcuni mesi, appena la campagna elettorale entrerà nel vivo.

Sebbene il pigmalione dell'associazione sia il maremmano Federico Vecchioni, il ruolo di coordinatore nazionale ha giocoforza tenuto l'ex presidente di Confagricoltura lontano dalle questioni domestiche, almeno per il momento.

Così sulla tolda di comando di Italia Futura in Maremma era toccato a Breda prendere materialmente il possesso del timone.

«A Vecchioni avevo già anticipato le mie intenzioni» spiega il numero due “ad interim”, volendo stoppare sul nascere ogni illazione su possibili rotture traumatiche.

Dietro alla scelta c'è il desiderio di mantenere un'immagine di terzietà rispetto alla Cna, associazione di categoria nella quale Breda ricopre, anche qui, il ruolo di vicepresidente.

«Preferisco tenere separate le due questioni. Noi dobbiamo supportare la politica, non sedere allo stesso tavolo». Affezionato all'idea di think tank trasversale, concepisce Italia Futura come «un movimento di idee aperto a tutti, specialmente se avulsi dai partiti, e non solo agli imprenditor».

Se alcune problematiche accomunano l'uomo della strada con i colletti bianchi, la ricerca di soluzioni condivise necessita di un'unione di intenti. «La stretta creditizia colpisce le imprese come i singoli cittadini. Se evito doppi passaggi in materie di competenza di Regioni, Province e Comuni e semplifico la burocrazia, il guadagno è per tutti». Sugli orizzonti politici di Italia Futura e del suo deus ex machina, Breda, pur chiamandosi fuori dalla mischia, ha le idee chiare.

«Mi auguro che l'associazione non si allei con nessuno dei due schieramenti. Per amicizia e stima personale vedrei bene una discesa in campo diretta da parte di Montezemolo, ma ho la sensazione che voglia indossare i panni del padre nobile». Il tanto agognato terzo polo che però, dopo il flop alle ultime amministrative e le frizioni tra i big nazionali (Rutelli e Fini non vedrebbero di buon occhio le manovre di Casini già “proiettato oltre”), farebbe traballare il municipio e palazzo Aldobrandeschi dove Udc ed Api sono organiche alle maggioranze di centrosinistra.

«Facendo il gioco dei se e dei ma, credo che appoggerei la giunta Bonifazi» si lascia scappare a denti stretti in un endorsement tutt'altro che scontato. Anche perché ad oggi le sponde di matrice politica sono arrivate da Massimo Felicioni, consigliere comunale della civica Grosseto Oggi dal dna di centrodestra, e Laura Cutini, consigliere provinciale transfuga dal Pdl e finiana di ferro. «Non ho mai avuto tessere a parte quella Cna» sottolinea, e se gli si fa notare qualche similitudine tra Italia Futura ed il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo (un leader carismatico, l'antipartitismo, appendici locali che si stanno radicando nei territori), concede che morfologicamente «ci siano somiglianze nella struttura. Però un conto è fare propaganda, un altro è governare». Un'ordalia, quella delle urne, alla quale Breda ha deciso di non sottoporsi.

Lorenzo Santorelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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