Il Tirreno

Grosseto

Blitz della gente di mare le barche agli ormeggi

di Sabino Zuppa
Blitz della gente di mare le barche agli ormeggi

Indecisioni e attesa infinita, alla fine ha vinto l’esasperazione dei diportisti «Tengo il guzzo qui da 60 anni, ma c’era stato un caos di questo genere»

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TALAMONE. La gente di mare, si sa, è speciale ed è avvezza all'ospitalità: prende a cuore le situazioni, tollera, aspetta finchè è possibile.

Ma ieri mattina i talamonesi hanno detto basta e dopo mesi di chiacchiere che continuavano a tenere guzzi e lance fuori dall'acqua hanno deciso di forzare l'entrata del “fossino” ed hanno riportato all'ormeggio le loro barche.

Un atto forte, ma dettato dal bisogno di tornare ad interagire con il mare, quell'essenza che fa parte integrante di persone nate e cresciute a contatto con l'acqua.

Nessuno capisce infatti come sia possibile, dopo mesi di chiacchiere e promesse, che il sindaco e la giunta di Orbetello non abbiano capito che continuare ad impedire ad un uomo di mare di poter uscire in barca è un grave atto di lesione della libertà personale: come tenere un uccello selvatico in gabbia od obbligare un agricoltore a vivere in un centro metropolitano.

E la motivazione sembra essere sempre la stessa: la ricerca della legalità, una ricerca cominciata palesemente all'ultimo momento e collegata all'ormai proverbiale cambio della “macchina amministrativa comunale” che ormai, ai più, appare come un motore diesel di vecchia generazione.

Ma il bello è che in questa pseudo crociata del sindaco Monica Paffetti si è emesso un bando senza aver interpellato i tecnici e tutti gli enti competenti, un bando viziato da una serie di errori materiali.

Infatti il 14 maggio usciva la proposizione di gara quando la conferenza dei servizi sulla questione era stata programmata per il giorno 24: una conferenza cui sembrerebbe anche che non tutti gli enti interessati siano stati invitati e soprattutto un incontro che ha sancito varie incongruenze segnalate dai tecnici della Guardia Costiera, mai interpellati fino a quel momento.

Non a caso sabato mattina, sia l'assessore al demanio Martellini che il funzionario dell'ufficio demanio Mastrodonato sono stati visti uscire dall'ufficio della delegazione costiera di Talamone, evidentemente spinti dalla necessità di integrare la documentazione necessaria per l'atto in questione.

Ma in pratica, la frittata è già fatta, ed ora l'amministrazione tenta di correre a ripari: ma siamo alla fine di maggio e fra fogli, carte bollate e graduatorie non si sa dove si andrà finire, forse in estate inoltrata o forse mai.

L'atto di forza dei “lupi di mare”, della gente di Talamone esasperata dall’attesa di qualcosa che non si bene quando arriverà, era nell'aria da giorni, sospinto da settimane di attesa e sopportazione in cui molte sono state le voci che si sono susseguite.

E così a Talamone persone, anche anziani, che dal dopoguerra ormeggiavano nello stesso punto sono state ridotte ad aspettare i tempi infiniti della burocrazia: «Sono da sessant'anni che la mia famiglia ormeggia nella stesso punto – ci dice un uomo di mezza età – tre anni fa con la prima ordinanza ci dissero che si doveva pagare 50 euro e si sarebbe stati meglio. L'anno dopo ci dissero che le barche si mettevano ad aprile e si pagavano 100 euro. Poi a maggio e si pagavano 200, ma era per il nostro interesse: e quest'anno ancora siamo fuori e poi vogliono sapere anche quanto guadagna il mio babbo e il mio fratello per darmi il posto barca. Non se ne può più».

Dunque animi molto surriscaldati e questioni d'ordine pubblico dietro l'angolo: ed oltretutto nessuno sa cosa più sperare. Aspettare che il Comune trovi un improbabile soluzione o che la competenti autorità marittime ci mettano una pezza e tutelino almeno la popolazione: e c'è chi già fa appello a San Bernardino, il santo patrono dei lupi di mare che è forse rimasto l'unico a poter fare qualcosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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