Il Tirreno

Grosseto

«Voglio sposarmi e tornare a vincere»

di Elisabetta Giorgi
«Voglio sposarmi e tornare a vincere»

Dal coma alla guarigione la storia di Erik Fumi, il fantino che dopo 10 mesi di terapie sta guarendo per rimettersi in sella

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GROSSETO. Ombre di una vita al galoppo, poi la caduta e il vuoto, l'esistenza che sembrava sfuggirgli di mano fino al recupero di oggi, dopo dieci mesi di riabilitazione passati attraverso un contenzioso legale.

“Dieci” mesi come il dieci luglio scorso, quando Erik Fumi - 23enne fantino maremmano sbalzato giù dal suo cavallo durante una gara all'ippodromo di Livorno - ha un catastrofico incidente. Mentre corre al galoppo cade e sbatte la tempia sinistra. Perde i sensi e va in coma. Da quel momento la vita pare scorrergli a rovescio rispetto al destino impresso nel nome del cavallo su cui viaggiava - "Speranze blu" - Ma lui se l'è tenuta stretta e riconquistata come un corridore aggrappato al trofeo.

Oggi può dire di avercela fatta: zoppica un po’ ma è tornato a muoversi. Ha vinto 160 gare eppure sorride con umiltà mentre Laura lo segue tutti i giorni al centro di riabilitazione grossetano, che si chiama “Pegaso” come il nome di un cavallo alato. La ragazza lo fa camminare, scrivere, scherza con lui e gli tiene alto il morale, riportandolo a vivere come un subacqueo che riaffiora in superficie. Ma è soprattutto l'amore della fidanzata Giada - dice Erik - ad averlo aiutato a riprendersi gambe, morale e spirito: ora il suo sogno è quello di sposarla e tornare presto in sella; non c'è incidente che tenga, nessuna ombra del passato.

«Voglio tornare a vincere - dice lui - La cosa più importante è andare a cavallo. Cavalco da quando avevo 14 anni». E lo farà anche in ricordo del suo primo allenatore, Antonio Columbu, che a novembre ha perso la vita per colpa del calcio di un cavallo. Uno sport rischioso, l’ippica, nel quale bisogna accettare l'imprevisto. Ed è un imprevisto quello accaduto mesi fa, quando Fumi cade al suolo senza un perché. «Non ricordo niente di quel giorno - racconta lui - È come se avessi rimosso il 10 luglio 2011...». Quella sera il fantino deve gareggiare all'ippodromo di Livorno; sono le 23,30 quando lui monta in sella alla cavalla che gli è stata assegnata. Per l'animale è la seconda corsa in assoluto; lui la sperimenta per capire se ha potenzialità da spendere nei tornei o se si tratta, come dice il giovane sportivo, di «un cavallo-somaro». Prima di correre il fantino ha una sorta di premonizione. «Non voglio montare», confessa a suo padre, lui stesso fantino, oggi allenatore dei cavalli da corsa a Bolgheri.

«Quella sera non volevo gareggiare, non so perché ma mi sentivo strano. Poi sono montato in sella lo stesso perché era il mio lavoro», e lì succede l’inferno. «Ero ultimo in gara, mi stavo fermando per rallentare; a un certo punto il cavallo si è abbandonato e appoggiato in terra come se si sentisse male: una caduta strana. Tutto accade di punto in bianco; io vengo sbalzato in terra e sbatto la tempia». Da quel momento in poi si spalanca il buio, la cronaca del “dopo” gli sarà raccontata dal padre. «E pensare che abbiamo tutte le protezioni possibili, caschi omologati che coprono la testa, corpetti protettivi...».

Erik resta in coma 7 giorni, «fino al 17 luglio quando mi sveglio e non ricordo nulla. A mio padre ho chiesto se avessi sbattuto con la macchina, ma lui mi ha sorriso...». Da allora passano altri dieci mesi di pazienza e sopportazione; Erik è ricoverato al pronto soccorso di Livorno, in condizioni disperate; passa un mese in terapia intensiva ed è trasferito a Volterra. Quindi un nuovo ricovero nel reparto di neurologia di Grosseto, sempre più aggrappato alla vita come se si reggesse in sella.

Oggi, pian piano, il fantino si è ripreso gli affetti e quasi tutti i suoi movimenti, al punto che può pensare al futuro. «Ho superato la malattia grazie alla mia fidanzata Giada, che è una persona eccezionale. Mi è sempre stata accanto. È grazie a lei se sto guarendo: ora la voglio sposare».

Tornerà presto a gareggiare, mentre la cavalla dell'incidente, quella è tutta un’altra storia. Ha partorito i puledri e da quell’11 luglio si è messa a fare la fattrice.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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