Il Tirreno

Grosseto

La soddisfazione di lavorare con i gigliesi

La soddisfazione di lavorare con i gigliesi

Le imprese Smit e Neri ringraziano la popolazione dell’isola: «Abbiamo trovato sostegno e amicizia»

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ISOLA DEL GIGLIO. Gli operai della Smit-Neri, l’associazione temporanea d’imprese che si è occupata della bonifica della Concordia, sono arrivati sull’isola due giorni dopo il naufragio. Un’impresa olandese e una livornese, altamente qualificate, che hanno anche partecipato al bando per le opere di rimozione. Corrado Neri, nipote di Piero, patron insieme al fratello della società livornese, al Giglio ha trascorso intere settimane. Ed è attraverso gli occhi degli uomini e delle donne con le tute arancioni che la tragedia della Concordia assume un altro significato. «Siamo stati premiati con un contratto per rimuovere gli idrocarburi pesanti - scrivono ora le due società - “Premiate” è un modo di dire normale negli affari, ma in questo contesto non sembra essere un termine adatto: vince un contratto ci rende orgogliosi, soprattutto se si gestisce l'operazione nel miglior modo possibile».Ma al Giglio, è successo qualcosa di diverso. «Ci chiedevamo: come possiamo essere orgogliosi di portare avanti un affare in una tale tragica situazione? Così arrivati all’Isola del Giglio, abbiamo partecipato ad interminabili riunioni, siamo stati occupati con il processo per stabilire i piani di recupero e quelli di intervento sull’ambiente e per ottenere i necessari via libera per le operazioni che richiedevano sempre più personale». Questo è lavoro. Ma poi è successo qualcosa di straordinario. «Il lavoro sembrava andare avanti senza discussioni, senza lunghi meeting. La gente faceva il proprio dovere come fosse la cosa più normale, senza protestare. Una squadra vincente è una squadra che guarda nella stessa direzione con una sola unità di intenti. Fa quello che viene richiesto dalla realtà dei fatti con la comprensione reciproca e nel rispetto reciproco. E così abbiamo, noi di Neri e Smit, lavorato al Giglio». Un metodo che ha dato i suoi frutti e che si è fondato su quello che a volte in economia non si trova: rispetto, comprensione, amore per l’isola, la cura dei suoi abitanti e del mare . La squadra che ha vinto al Giglio è stata la squadra dei lavoratori, sì, ma anche quella dei cittadini. « È servito del tempo prima di poter vedere questo meccanismo funzionare - spiegano - I volontari hanno lavorato duramente per fornire cibo, alloggio e spazio di lavoro a chi era arrivato. “Arrivare” è in realtà sbagliato, è stata più un'invasione per un’isola normalmente così tranquilla e silenziosa che ora è stata trasformata in un cantiere». Mentre il mondo stava guardando il lavoro delle imprese la comunità del Giglio ha lavorato senza lamentarsi, ogni giorno per molte settimane. «Non importava se queste fossero le signore del posto che preparavano il cibo in mensa, i bar e i ristoranti che fornivano i nostri pasti, i supermercati, le proprietarie dei vari alberghi e appartamenti, le suore dell’asilo e il sindaco del Giglio - raccontano - Tutti loro sono stati di supporto e assistenza, pur mantenendo il proprio equilibrio di lavoro e relax, continuando la loro normale attività quotidiana il più possibile, pur adattandosi alle nostre numerose richieste strane. Con l’obiettivo di risolvere tutto a loro modo e senza richieste irrealistiche, vantaggi commerciali, anche quando abbiamo cercato di organizzare una cena per più di 60 persone, solo dando 6 ore di preavviso». La fase di emergenza si è conclusa così, in questo clima. «Ci sentiamo orgogliosi, non riguardo al nostro operato, quanto piuttosto per aver ricevuto protezione, sostegno e amicizia da parte della gente del Giglio. - concludono - Dopo una tale tragedia ci è stata data l'opportunità di osservare da vicino ed entrare in contatto con persone talmente generose, aperte e predisposte al rispetto degli altri. Questo è stato infine il premio vero. Grazie di cuore Gigliesi ».

Francesca Gori

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