Finanza
Depuratore, ingiusto pagarlo se non c’è
MANCIANO. Dopo aver lanciato un mese fa anche in Maremma la “campagna di obbedienza civile” per il recupero della quota di remunerazione del capitale investito dal gestore, abolita dai referendum...
MANCIANO. Dopo aver lanciato un mese fa anche in Maremma la “campagna di obbedienza civile” per il recupero della quota di remunerazione del capitale investito dal gestore, abolita dai referendum dello scorso anno, i comitati per “l’acqua bene comune di Grosseto e dell’Amiata” e il comitato “Beni comuni di Manciano “riaprono la questione annosa della tariffa per la fognatura e la depurazione, pagata anche in quei Comuni serviti dal Fiora in cui il depuratore di fatto non c’è.
Lo fanno indicando Manciano come un caso limite e in qualche modo emblematico. «La battaglia comincia da qui anche se non è il solo Comune interessato – annuncia Andrea Marciani a nome dei comitati – perché a Manciano il depuratore è stato autorizzato nel 2000 e dato per completato l’anno successivo ma non è mai stato realizzato. Non solo non vi è traccia dell’impianto, ma il costo del progetto è stato ampiamente saldato e da dodici anni gli utenti mancianesi del Fiora pagano in bolletta i costi di un depuratore fantasma». I comitati stanno valutando quale strada percorrere, se quella dell’autoriduzione della bolletta, stornando la quota per la depurazione non dovuta, visto che il depuratore non c’è, o quella del ricorso alla giustizia, per ottenere l’applicazione della sentenza 8318 della Cassazione del 12 aprile 2011. «Una sentenza - sottolinea Marciani - che non ha fatto altro che ribadire un pronunciamento della Corte Costituzionale del 2008 “dove si stabiliva l’illegittimità di far pagare a un utente un servizio di cui non ha disponibilità immediata e si sanciva l’obbligo per il gestore di rimborsare il maltolto». (s.l.)
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