La manifestazione
Arsenico nell’acqua, c’è allarme
Il comitato Sos Geotermia ripercorre le tappe dell’innalzamento dei valori. «Siamo preoccupati»
AMIATA. «Ma l’arsenico è naturale o è un valore che cresce?» È la domanda di base che ha ispirato la nascita del comitato Sos Geotermia nello scorso autunno. La risposta, il biologo Roberto Barocci, la conosce da tempo. E ieri l’ha ribadita a suon di cifre. «Secondo noi ci sono immissioni geotermiche pesanti per lo sviluppo dell’elemento chimico. Se l’arsenico è considerato naturale, allora i sindaci non hanno l’obbligo di rimuoverlo. E, guarda caso, sindaci e Acquedotto considerano costante la presenza d’arsenico nel tempo. Ma è una grossa balla».
Otto documenti Sono otto i documenti con cui Sos Geotermia smonta i dati dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale. «La concentrazione di arsenico nelle fonti idropotabili dell’Amiata e del Fiora in particolare, è cresciuta dalla fine degli anni Novanta a metà dei Duemila - spiega Barocci - Nel 1999, più o meno quando entrò in funzione la centrale geotermica di Bagnore 3, l’Arpat diceva che il valore di arsenico era basso, ma già in 33 casi di 4 microgrammi al litro. Poi già dal 2002 sostenevano che il valore era vicino ai limiti di legge, che oggi è di 10 microgrammi. Qualcosa non torna».
La deroga Nel 2003 la normativa europea per l’acqua a uso potabile passò in effetti da 50 a 10 microgrammi. «E in quell’anno Arpat al consiglio provinciale fece una relazione, spiegando che l’acqua di Santa Fiora conteneva arsenico fino a 7 microgrammi». E già nel 2004 l’ex presidente del Fiora Teglielli definiva «preoccupato dell’aumento di arsenico nell’acquifero del Monte Amiata,con valori assoluti prossimi alla soglia».
Nel 2004 poi il responsabile Arpat Giannerini paventava il rischio di «non poter più usare l’acqua del Fiora per tagliare le altre acque, se i valori di arsenico dovessero salire ancora».
Dati più recenti Nel 2011 la fonte Autorità di Bacino del Tevere, del Fiora, dell’Ombrone e anche la Regione in una relazione hanno segnalato «un recente incremento dell’arsenico, nella principale conduttura dell’Amiata (Santa Fiora), di 10 microgrammi per litro». La questione centrale, per gli ambientalisti, sta nel fatto che l’arsenico in parte è catturato dalla crosta terrestre. Non tutto però. Il resto finisce nelle piante, nell’atmosfera, nell’acqua. «Ma l’atmosfera non è una discarica illimitata», dicono in coro quelli di Sos Geotermia.
Mamme spaventate Per il comitato insomma ce n’è a sufficienza per essere preoccupati. «L’Arpat continua a sbagliare - perché anche a un valore di 9,6 non si può stare tranquilli - dice Daniela Boninsegna di Laboratorio Amiata - Basta ricordare che uno studio della Regione parla di un 13% in più dei casi di mortalità per cancro, rispetto al normale, registrato proprio sull’Amiata».
All’incontro di ieri c’erano anche mamme spaventate. «I rubinetti forniranno anche acqua buona, ma io a mia figlia non la faccio bere - dice Cristiana Manzi - Ho fatto fare le analisi, e dove vivo di arsenico nell’acqua ce n’è molto. Così dobbiamo spendere altri soldi per potabilizzarla».
Soluzione? «Provare a chiudere per un anno la centrale e vedere cosa accade».
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