Il Tirreno

Grosseto

L’Amiata è Smart Community

di Fiora Bonelli

Il Pd punta a mettere a sistema risorge energetiche, acqua, agricoltura, cultura e produzioni

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AMIATA. L'Amiata si candida come Smart community e si propone come territorio con tutti gli ingredienti necessari per mettere a sistema in primis le sue risorse energetiche e poi l'acqua, l'agricoltura, la cultura, le innovazioni tecnologiche, le produzioni artigianali e industriali. Con l'obiettivo di poter accedere ai consistenti finanziamenti europei, pronti per chi dimostra una simile capacità progettuale. Una sorta di cappello, quello Smart (ideato in America), sotto il quale comporre le mille sfaccettature produttive e intelligenti della montagna.

Smart Grid Il coordinamento Pd dell'Amiata, guidato da Tiberio Tiberi, ha messo in piedi una conferenza programmatica con tanta carne al fuoco. Perché nello scenario di crisi attuale, qualche idea forte bisogna pur farsela venire, anche in vista delle prossime elezioni. Il segretario del Pd di Castel del Piano Alberto Coppi, ha lanciato l'idea della Smart Grid: «Mettere a sistema le risorse energetiche per ottimizzare consumi e utilizzo - ha detto - mostrando senza peli sulla lingua che l'Amiata ha geotermia, biomasse vegetali e animali, fotovoltaico, eolico». Tutto il ventaglio, insomma, che nessun altro territorio possiede tutto insieme.

La rete E partendo da questo perno, diventeranno parte della "rete intelligente" agricoltura, innovazione, ambiente, cultura, prodotti tipici e turismo. Ne ha parlato Simone Savelli, assessore dell'Unione, che vede gli elementi identificativi dell'Amiata nella ruralità, sostenibilità e qualità. I quali calzano anche alla cultura "contadina" delle 6 riserve ambientali, dei parchi archeologici esistenti, dei musei (dell'olio e del vino), del sistema museale Amiata, dei prodotti tipici come castagna e tartufo. «Tutto questo in piena armonia con il polo dell'innovazione tecnologica che sta per essere aperto a Santa Rita», come ha dichiarato il presidente Marras. Nulla di ciò che l'Amiata possiede dovrà restare fuori.

Il sindaco Claudio Franci di Castel del Piano ha proposto di inserire tutti i prodotti locali di qualità sotto un unico marchio, quello di “produzioni amiatine”: «Evitare ogni frammentazione, per ottenere finanziamenti con maggior agio», ha detto. Ma le preoccupazioni non mancano: «C'è bisogno di denaro: i finanziamenti della fondazione Mps si sono volatilizzati -. ha sottolineato Giuseppe d'Alessandro presidente Coop Unione Amiata - vi sono aziende in crisi, le famiglie sono più povere. C'è bisogno di solidarietà e di garanzie, di presidio nei territori anche poco popolati come la montagna».

L'opinione comune, poi, è che «bisogna riappropriarsi della politica corretta». Perchè, ha aggiunto Bruno Piccolotti, presidente di Unione Capalbio, «il costo di un parlamentare equivale a quello di 1000 consiglieri comunali. Eppure hanno cassato solo i consiglieri e i parlamentari sono tutti lì». Ma la grande spina nel fianco di ogni intervento è stata quella dei posti di lavoro e dei giovani: bisogna sbattezzarsi pur di racimolare occupazione. Ma l'essere una Smart community darebbe molte chanches anche in termini occupazionali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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