Il Tirreno

Grosseto

La mozzarella di bufala made in Maremma

Due aziende sposano il progetto di Confagri, ora si aspetta il finanziamento della Regione

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GROSSETO. Se tutto va bene a primavera sarà possibile assaggiare la prima mozzarella di bufala maremmana, cioè prodotta in Maremma, da bufale allevate qui e con microrganismi starter - il caglio, per semplificare - rigorosamente autoctoni.

Il "se" è relativo al contributo da un milione e 300mila euro che un gruppo di imprese aderenti a Confagricoltura, con Cofinagri come capofila, si prepara a chiedere alla Regione per un piano integrato di filiera che prevede un investimento complessivo da 3 milioni di euro. Il bando scade il 30 maggio e a settembre si saprà se la Regione erogherà il finanziamento, in mancanza del quale il progetto potrebbe subire un rallentamento. «Un investimento imponente - ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Antonfrancesco Vivarelli Colonna - soprattutto se lo guardiamo rispetto all'attuale situazione economica». Base operativa del progetto è l'allevamento di bufale di Marcello Pallini e del figlio Guido, a Principina Terra: circa 800 capi in tutto, il quinto allevamento in Italia e il più importante della Toscana. È a Principina Terra che sarà realizzato il caseificio per la trasformazione del latte prodotto dall'allevamento Pallini e da un altro allevamento di Magliano in Toscana, condotto da Diego Cinelli, che ha circa 200 capi. Oltre alla mozzarella, tra i prodotti si pensa già anche al burro, allo stracchino e al gelato.

Il progetto che sarà presentato alla Regione, inoltre, è un piano integrato di filiera per valorizzare, insieme al latte di bufala, anche il latte vaccino prodotto in Maremma, ed è per questo che sono coinvolte ben 16 aziende e, a regime, dovrebbe consentire di attivare circa 200 posti di lavoro.

Per valorizzazione del latte non si intende solo la sua trasformazione, o la sua destinazione al consumo diretto per quanto riguarda il latte vaccino: è prevista, infatti, una collaborazione con la Scuola Sant'Anna di Pisa e con la facoltà di Veterinaria dell'Università, per migliorare la qualità delle produzioni e conferire loro particolari peculiarità. La collaborazione con l'università consentirà di monitorare tutta la filiera, dai mangimi al latte, al prodotto finale, controllandone la qualità.

Uno degli obiettivi, infatti, sarà quello di produrre mangimi che possano attribuire ai prodotti derivati dal latte un elevato contenuto di iodio e di omega 3, in modo da ridurre il contenuto di colesterolo, saranno sperimentate le semine in sodo che dovrebbero garantire minori costi nella produzione dei mangimi, e si punterà a utilizzare microrganismi autoctoni per legare le produzioni ancora di più al territorio e favorire la nascita di un marchio legato al luogo e alla filiera di produzione.

Il piano integrato di filiera si completa, poi, con la commercializzazione dei prodotti. Oltre alla vendita diretta nel caseificio, nel progetto è prevista la realizzazione di una piattaforma logistica nella sede del consorzio del Latte Maremma.

Enrico Pizzi

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