Il dolore
Muro della villa a rischio Per il Tar ripara il privato
PORTO SANTO STEFANO. È uno dei soggetti più immortalati nelle foto-cartoline di Porto Santo Stefano. Confina con l’ex palazzo degli ebrei che le voci di paese attribuirono nelle mire di Silvio...
PORTO SANTO STEFANO. È uno dei soggetti più immortalati nelle foto-cartoline di Porto Santo Stefano. Confina con l’ex palazzo degli ebrei che le voci di paese attribuirono nelle mire di Silvio Berlusconi. Eppure sull’abitazione di Stefanella Merlini, una villa costruita a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del secolo breve, si è consumato uno scontro giudiziario tra la proprietaria e il Comune di Monte Argentario. Oggetto del contendere: la messa in sicurezza di un muro pericolante. Il Tar della Toscana ha dato ragione all’amministrazione comunale, annullando la sospensiva e condannando la signora Merlini all’esecuzione dei lavori e al pagamento di oltre 1.500 euro di spese legali.
«È irragionevole che un privato debba occuparsi di un’opera pubblica – controbatte Salvatore Neglia, avvocato della donna – Quel muro costeggia interamente via del molo, coinvolgendo numerose unità immobiliari sia in collina sia a valle». Il legale ricorda che «si tratta di una struttura imponente realizzata nei primi anni del ‘900 dal Genio civile e la frattura risale a tanto tempo addietro. L’amministrazione chiese alla mia assistita di affidare a un consulente tecnico l’accertamento della pericolosità o meno del muro. Una volta appurato il rischio potenziale, hanno detto alla signora Merlini che si sarebbe dovuta occupare lei dei lavori, punto e basta». Diametralmente opposta è l’interpretazione del sindaco Arturo Cerulli. «Quando compro una casa con tanto di terreno, non posso fare finta che il muro che la circoscrive non mi appartenga». Il primo cittadino confessa di «non conoscere chi sia stato l’artefice del muro, risalente a molti anni fa quando non ero nemmeno nato», e derubrica la questione ad «affare irrilevante». «Per la signora Merlini può essere una cosa importante – afferma Cerulli – ma noi, in quanto amministrazione, dobbiamo occuparci di decine di casi simili. Il nostro compito era quello di segnalare l’obbligo di messa in sicurezza e riteniamo che l’incombenza non spetti a noi». Il primo grado della giustizia amministrativa gli ha dato ragione, ma l’avvocato Neglia ha già preannunciato «il ricorso al Consiglio di Stato». «Se la sentenza dovesse essere ribaltata allora pagherà il Comune – risponde serafico il sindaco – non sarà la fine del mondo e con la signora Merlini rimarremo amici come prima».
Lorenzo Santorelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
